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La valle d'Itria

Un paesaggio armonioso ricco di fascino e di magia

La Valle d'Itria è la valle dei trulli per antonomasia, qui si riscontra la massima concentrazione di trulli sparsi: uno scenario da favola e incantevole, un panorama unico e fantasioso. Non è una vera e propria valle, ma un territorio dolcemente ondulato in cui si alternano avvallamenti e colline, poggi e saliscendi carsici.

A far da cornice, sulle alture più alte, le cittadine di Martina Franca (TA), Alberobello (BA), Locorotondo (BA), Cisternino (BR) e Ceglie Messapica (BR) dove la valle si apre gradualmente alla piana salentina.

Frutteti, uliveti e vigneti sono le coltivazioni predominanti: qui si producono vini tipici come il "Bianco Martina" e il  "Bianco Doc Locorotondo".  La valle è un susseguirsi di effetti cromatici meravigliosi, un tripudio di colori che vanno dal verde dei piccoli boschi di querce ai secolari ulivi e ai vigneti, al bianco dei trulli e delle masserie sino alla "terra rossa" della campagna.  

Il paesaggio della Valle d’Itria è particolarmente singolare e riconoscibile e rappresenta l’esito di una sapiente integrazione tra le componenti antropiche, naturali e fisiche. Le attività dell’uomo (agricole e insediative) si sono adattate alla struttura e forma dei luoghi, assecondando le asperità del suolo carsico e utilizzandone al meglio le opportunità, contribuendo a costruire quella che Cesare Brandi chiama “una campagna pianificata come una città”. La fitta trama agraria è caratterizzata da campi, generalmente di piccole dimensioni; una fitta rete di muretti a secco sottolinea il disegno di questa trama minuta.

Il toponimo "Itria" potrebbe derivare dal culto orientale della Madonna Odegitria (cioè che indica la via) importato dai monaci basiliani che nel 977 si insediarono nel territorio, provenienti dai territori dell'impero romano d'oriente.

La Valle d'Itria è attraversata dalla ciclovia dell'Acquedotto Pugliese, itinerario ciclabile realizzato sui camminamenti del Canale Principale del grande Acquedotto, un'opera mastodontica realizzata ai primi del  '900. Il primo tratto di 11 chilometri, della particolare pista ciclabile fruibile dal 2014, è compreso fra Cisternino e Ceglie Messapica (da Figazzano all'Ulmo). 

VIDEO VALLE D'ITRIA

Martina Franca  a 435 metri di altitudine è il balcone naturale più alto sulla valle, conta circa 50.000 abitanti.

Una città vivace con numerose attività commerciali, agricole (produzione di vini tipici) e artigianali-industriali legate all'abbigliamento. 

A Martina nell'atrio del settecentesco Palazzo Ducale si tiene in estate il "Festival della Valle d'Itria", rassegna operistica fra le più importanti d'Europa.

Il Palazzo Ducale, dall’elegante e scenografica facciata, custodisce al suo interno pregevoli opere di Domenico Carella.

Il centro storico porta l'impronta barocca nei suoi numerosi palazzi, nei balconcini in ferro battuto e nelle chiese, dove trova la sua massima evidenza con la Basilica di San Martino (1737). La Basilica presenta un imponente prospetto rococò affacciato su piazza Plebiscito.

Trai tanti monumenti che adornano la città segnaliamo i Portici, uno splendido porticato in stile neo classico in passato  punto di ritrovo per il commercio.

Il territorio comunale, oltre che in Valle d'Itria, si estende su una vasta zona collinare delle murge sud-orientali con pascoli e boschi di querce, lecci e roverelle.  Legato alla naturalità del paesaggio è un prodotto tipico di Martina e della Valle d'Itria "il capocollo", un insaccato ottenuto dai maiali allevati in boschi di fragno. Ma la Murgia martinese, questo intatto ambiente naturale, è anche il luogo di nascita di due preziose razze equine: il cavallo murgese e l'asino martinese. 

Nel territorio di Martina la "Riserva Naturale Regionale Orientata Bosco delle Pianelle"  è uno dei boschi più estesi della Puglia (1.205 ettari) sulle ultime colline murgiane prima della scarpata che scende nella piana di Taranto; si raggiunge percorrendo la provinciale Martina Franca-Massafra. Il Bosco delle Pianelle nasconde tracce di antichi percorsi della transumanza, masserie, jazzi, muretti a secco e ripari. La flora del bosco e rappresentata da alberi di leccio, fragno, roverella, carpino nero, olmo, orniello e da numerose specie arbustive della macchia mediterranea come ginepri, mirti, nespoli e orchidee selvatiche. L'area, che nell'800 era rifugio dei briganti, è particolarmente indicata per chi voglia fare una gita con la propria famiglia e riposarsi nel verde, e anche per gli sportivi e gli amanti della natura. Nel Parco naturale delle Pianelle è possibile fare escursioni a piedi o in bicicletta lungo i sentieri attrezzati ed eventualmente effettuare una breve sosta in una delle aree picnic predisposte all'interno della riserva. - Altri Parchi dell'Altosalento: Torre Guaceto, Parco delle Dune Costiere, Parco degli Ulivi, Parco Terra delle Gravine.
 

Locorotondo (410 m. di altitudine) deve il suo nome - loco rotondo - alla rotondità del suo bianco centro storico annoverato fra "i borghi più belli d'Italia".

Una curiosità: Locorotondo è nel guinnes dei primati essendo l'unico paese al mondo il cui nome è composto da cinque lettere O. 

Il comune di Locorotondo conta 14.000 abitanti, ed è conosciuto per il già citato vino "Bianco Doc Locorotondo".

Da segnalare la neoclassica Chiesa Madre, dedicata a San Giorgio, e la romanica Chiesa di Santa Maria della Greca, da non perdere la visita del borgo antico con le graziose casette a "cummerse" con i tetti spioventi ricoperti di chiancarelle (lastre calcaree simili a quelle usate per i trulli). 

Il territorio comunale, ultimo lembo della provincia di Bari, incuneato e incorniciato fra le province di Brindisi e Taranto,  presenta pregiati vigneti e graziosi paesini come San Marco e Trito con abitazioni a trullo.

La cittadina di Locorotondo nel 2012 è stata insignita della bandiera arancione del  Touring Club Italiano per il centro storico di grande interesse storico-culturale e per la cura e l'armonia dell'abitato.

Cisternino a 394 m. di altitudine, su una collina che domina la valle d'Itria, è un comune di 13.000 abitanti, raccolto intorno al suo piccolo ma grazioso centro storico, definito uno dei "borghi più belli d'Italia".

“Un grande capolavoro di architettura senza architetti” (Hidenobu Jinnai). Questa è Cisternino, un capolavoro di architettura mediterranea, un puzzle architettonico formatosi nel tempo, tutto rigorosamente imbiancato dal latte di calce. Un labirinto di strade dove è bello perdersi per sbucare in piccoli slarghi, dinanzi a un’antica fontana, attraversando archi di passaggio che conservano sempre nicchie sacre con fiori e ceri accesi.

Nel  bianco nucleo antico, numerose macellerie specializzate nel servizio di "fornello pronto", per gustare carne mista arrostita nel forno a legna. Molto bella la Chiesa Madre dedicata a San Nicola e la Torre Normanna Sveva o di Porta Grande principale ingresso al paese in epoca medievale. Dai numerosi balconi naturali e dalla villa comunale, bellissimi i panorami con la sguardo che giunge ad ammirare tutta la Valle d'Itria con, sui fianchi collinari, le cittadine di Martina, Locorotondo e Ceglie

A tre chilometri dalla cittadina sorge la chiesetta romanica della Madonna d'Ibernia, costruita intorno al 1100 nel periodo della nascita del casale di Cisternino. Secondo la tradizione sarebbe stata proprio la Madonna, durante un'apparizione, ad indicare con l'impronta del suo piede il luogo in cui desiderava le fosse dedicata una chiesa.  La venerazione della Madonna d'Ibernia è legata alla fertilità e all'abbondanza, per questo il Lunedì dopo Pasqua "A Pasquarèdde", per antica tradizione,   viene portato in dono alla Madonna un dolce caratteristico con uova sode   per garantirsi l'abbondanza e la felicità.

Molta popolazione del comune vive nelle contrade e nei borghi rurali, Cisternino conta, infatti, cinque frazioni: Casalini (2000 ab.), Caranna e Marinelli in collina;  Sisto e Figazzano lungo le ondulazioni del cuore della Valle d'Itria.   

Cisternino nel 2010 si è aggiudicata la 'Bandiera arancione', prestigioso riconoscimento che il Touring Club Italiano (Tci) assegna ai Comuni dell'entroterra con meno di 15.000 abitanti, riconoscendo loro il rispetto di rigorosi parametri di una offerta turistica di qualità. Il marchio ha validità biennale e richiede il mantenimento dei requisiti nel tempo.


  

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