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grotte di montevicoli    Ceglie messapica

Uno scrigno speleologico di rara bellezza  


Quanto riportato in questa pagina, e in altre due dedicate ad altre grotte e grottine, viene gentilmente concesso dall'Associazione Speleologica Culturale "Speleocem".

L'associazione ha sede a Ceglie Messapica ed è stata costituita con lo scopo di preservare, studiare e documentare i siti carsici e le risorse ambientali del territorio dell’Alto Salento. Composta da un gruppo di appassionati ha fornito preziosa documentazione ad organizzazioni scientifiche, studiosi, giornali e televisioni.

In anni di attività speleologica tra divertimento, avventura e scoperte, il gruppo cegliese  ha esplorato diverse cavità carsiche fornendone lo sviluppo planimetrico e materiale fotografico; inoltre, ha partecipato a diverse trasmissioni televisive delle reti nazionali tra cui Linea Verde, Uno Mattina, Sereno Variabile.

Speleocem promuove attività escursionistiche ed organizza visite guidate alle affascinanti grotte e cripte ubicate nel territorio di Ceglie Messapica: Grotte di Montevicoli, Cripta di San Michele Arcangelo, Chiesa e cripta della Madonna della Grotta   –  Info e prenotazioni al 333 5719683  speleocem@libero.it  per Corsi di Speleologia  ed escursioni didattiche e turistiche.


GROTTE DI MONTEVICOLI - CEGLIE MESSAPICA

7° posto nella graduatoria delle grotte più visitate d'Italia

Ceglie fa parte della rete turistica nazionale "Città delle Grotte"

 

La cavità è ubicata nell'omonima contrada a circa un chilometro dall'abitato di Ceglie Messapica. Fu scoperta, quasi per caso, durante la risistemazione di un muretto a secco, d'incanto venne alla luce questo incantevole mondo sotteraneo. 

Conosciuta sin dai prini anni 60 del secolo scorso per le sue dimensioni e per la sua bellezza, la grotta è stata intensivamente visitata fino al 1996, quindi chiusa al pubblico, e finalmente riaperta a dicembre 2005 a cura dell'associazione Speleocem. Quando aperta al pubblico, la grotta è stata scenario di un suggestivo presepe artistico ripristinando la vecchia tradizione.

  

Alle Grotte di Montevicoli si accede tramite un cancello che protegge l'ingresso. Scesi i primi scalini, si giunge nella prima stanza della grotta interessata dai fenomeni di senilizzazione e fossilizzazione dovuta alla maggiore presenza di ossigeno. Già a sei metri dall'ingresso si notano le prime stalagmiti e colonne, mentre alcune stalattiti sono state asportate in tempi passati. 

Sulla destra possiamo notare un'altra piccola stanza sede di una suggestiva pozza d'acqua alimentata dalle acque di stillicidio. Oltrepassando le due pareti concrezionate, che si aprono come un sipario, appare la magnificenza dell'ambiente con la volta sormontata da stalattiti fitoformi.

 

Nella parte centrale della stanza, raggiungiamo una formazione geologica detta "marmitta di evorsione" che raggiunge quasi il piano campagna, con alcune stalattiti rossastre che pendono dall'interno. 

Sulla sinistra si intravedono un'insieme di bellissimi colonnati, uno dei quali storto, spezzato in alcune parti e successivamente nel corso dei millenni rinsaldatosi con quelli adiacenti.

 

In alternanza sono presenti stalagmiti ciclopiche a un quarto del nostro percorso, alle nostre spalle si scorge una visuale globale con al centro una depressione in pianta.

La lunghezza della grotta sino a questo punto raggiunge i cinquanta metri, dopo questo ci sono altri dieci metri con due stanzette  di venti metri quadri non percorribili dai visitatori. Da questo punto inizia un percorso che riconduce all'ingresso. Sulla destra notiamo appariscenti strati di sedimentazione avvenuta nei millenni  che nella terminologia speleologica è noto come "diaaclasi", calcare di Altamura dell'era del Cretaceo Superiore, che si può far risalire da 65 a 71 milioni di anni fa.

La formazione litica del Cretaceo è data da sedimenti organici di organismi marini che, sedimentandosi in strati e subendo il processo di diagenesi cioé metamorfosi rocciosa, formano le cosidette "rudiste" particolarmente presenti nel calcare di ingresso.

  

Continuando il percorso attraverso un piccolo ponticello, dal quale è possibile intravedere delle stanze non ancora visitabili, si notano formazioni carbonatiche di grande importanza che meriterebbero uno studio più approfondito. Andando avanti ecco delle formazioni vermicolari argillose che danno un caratteristico colore rossastro alle concrezioni, data la presenza di ossidi e idrossidi di ferro e di alluminio nelle argille.

Semplicemente fantastiche e molto belle sono le vele, molto sottili presenti nella parte finale del percorso.

Rilievo: Altavilla Giuseppe - Amico Vito - Antico Gianfranco - Demitri Domenico - Palmisano Francesco - Venerito Pasquale

Sviluppo: Amico Vito


CRIPTA BASILIANA DI SAN MICHELE - CEGLIE MESSAPICA

 

A due chilometri da centro cittadino, superata la zona industriale sulla provinciale per Francavilla, ci ritroviamo in una delle più importanti cripte basiliane presenti in Puglia, dedicata all'Arcangelo Michele.

 

Nel XIX secolo la grotta, nella parte superiore, fu visitata dal professore Cosimo De Giorgi, studioso di storia del Salento(1842- 1922), che la descrive così: “Una grotta sotterranea profonda da tre a quattro metri sotto il piano del fondo. È tutta scavata nel calcare compatto bianco e la volta è sorretta da sei pilastri, sui quali le stalattiti hanno formato dei grossi cordoni, come nelle colonne polistile del Medioevo. Anche la volta è coperta di stalattiti e tinta in rosso dal ferro contenuto nella roccia e in verde dai licheni. Di contro all’apertura dalla quale si scende, e che illumina la grotta, si vede un altare, e dietro questo sulla parete son dipinte a fresco delle figure sacre di stile bizantino, divise in quattro scompartimenti verticali.

La grotta è in gran parte naturale (e tante se ne incontrano su queste colline!) ma fu ingrandita nel ridurla ad uso sacro, probabilmente dai Basiliani.”

Per accedere alla grotta, si attraversa una proprietà privata a cui chiedere il consenso. 

Per scendere nella cavità percorriamo una scalinata scavata nella roccia carbonatica del Cretaceo Superiore, ad opera dei monaci basiliani che per primi, forse, hanno esplorato questa cavità ipogea adattandola ai loro usi. All'interno vi è un unico e maestoso ambiente.

  

Subito sulla destra vi è una grande vasca in pietra colma di acqua, che in passato ha assunto la funzione di fonte battesimale, in quanto i monaci basiliani solevano battezzare secondo i riti antichi ossia con l' immersione completa della persona nella vasca. Successivamente questa è stata utilizzata per scopi assai diversi, tra cui quella della macerazione del lino, coltivato in passato nelle  nostre campagne.

  

Sulla sinistra invece, alcune colonne concrezionate, simili a quelle di un tempio, ci aprono lo scenario allo spettacolo naturale che si presenta di fronte ai nostri occhi. La discesa nella grotta è facilitata dalla scalinata di 45 gradini per arrivare all'altare costituito da blocchi monolitici, mentre sulla parete della grotta, alle spalle di esso, ci appaiono i tre affreschi che costituiscono le perle della cripta

  

Più distaccato rispetto agli altri due ci appare l'affresco più antico, considerato la prima espressione pittorica di Madonna rappresentata nel Salento si tratta della Madonna Orante, datato al IX secolo dopo Cristo. Gli atri due affreschi, riconducibili al XII-XIII secolo dopo Cristo raffigurano rispettivamente il Cristo Pantocratore e il San Michele Arcangelo, a cui la cripta è dedicata.      

  

Ai lati dell'altare  si presenta ai nostri occhi uno spettacolo indescrivibile, immensi speleotemi con una grande varieà di forme e di colori. Sulla destra vi è una diramazione della scalinata con altri 26 gradini che conducono fino a un certo punto della grotta, oltre il quale bisogna procedere con attenzione per arrivare fino al fondo della cavità. In corrispondenza di questi punti ritroviamo una parete concrezionata sulla sinistra, mentre procedendo in avanti ci sono delle grosse stalagmiti centrali sormontate da cristalli di sali.

In fondo alla stanza principale si aprono degli ambienti piccoli on stalattiti e stalagmiti e infilandosi in una larga apertura si scende per altri 20 metri più giù sino a ritrovarci a una quota di 50 metri sotto il livello del suolo. Al di là di questo restringimento altre stanze con concrezioni ben visibili, e in queste notiamo la presenza di guano dato che in questa parte della grotta trovano rifugio dei pipistrelli. La cavità si chiude con due corridoi piccoli e stretti che conducono al fondo.


CHIESA CRIPTA MADONNA DELLA GROTTA - CEGLIE MESSAPICA

 

L'edifico sacro costruito nel XIV secolo e i padiglioni masserizi si presentano a chi proviene da Ceglie quasi all'improvviso, a circa 6 chilometri dalla città dopo aver percorso una stretta vicinale che conduce a Francavilla.  Le pareti della chiesa sono alte e snelle, rese preziose dal bugnato antico, interrotte soltanto dal vecchio portale e dall'ampio rosone, del quale rimane la ghiera  esterna; esili monoforme filtrano all'interno, discrete, la luce del giorno. La facciata a bugne rustiche è monocuspidata, termina anch'essa con un campanile a vela ad un fornice cui ne fu aggiunto in tempi posteriori  un altro che non appesantisce la leggera eleganza della struttura.

  

Il progettista del sacro edificio fu Domenico De Juliano il quale appose la propria firma sulla facciata, appena a destra sotto il rosone su un concio di pietra calcarea a caratteri gotici che recita in latino Hoc opus aedificavit magister muratoribus Dominicis de Juliano. L'interno è largo 6 metri e lungo 22 metri, qualche superstite scampolo di intonaco ci documenta di un passato pregno di arte e di devozione.  Il tetto risulta formato da un doppio spiovente embricato, dalle lontane reminescenze gotiche. La pavimentazione rappresenta un elemento architettonico tipico delle chiese a carattere ipogeico, che trova riscontro nell'area jonico-salentina.

  

In una nicchia è ricavata una cappella di taglio rinascimentale, da un altare litico occhieggia l'affresco della Vergine col bambino da cui deriva il titolo alla chiesa. Affiancono la chiesa un vasto corpo masserizio dal tetto a spioventi embricati. Si pensa possa essere stato la sede di una comunità di monaci italo-greci qui rifugiatosi dalle persecuzioni iconoclastiche scatenate dall'imperatore d'Oriente Leone III l'Isaurico nell'VIII secolo.

La chiesa fu meta di pellegrinaggi: sull'affresco che rappresenta Sant'Antonio Abate, sul pilastro sinistro a lato dell'abside, vi sono i vari graffiti di pellegrini; in uno si legge "aprele 1473 fuit processio... Si andava in primavera a Santa Maria della Grotta dai vari centri vicini. 

 

  

Alla grotta sottostante si accede attraverso una scalinata che porta nell' ambiente cripta con le stalattiti e le stalagmiti che fanno da stupenda cornice agli altari. 

     

     La cavità prosegue tra stretti e bassi passaggi a gallerie riccamente concrezionate.

 

Rilievo: Altavilla Giuseppe - Amico Vito - Putignano Giacomo - Leo Concetta

Sviluppo: Amico Vito

Altre info: Madonna della GrottaStudi sull'antica festa della Madonna della Grotta


 

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