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La storia delle masserie è collegata alla storia del meridione d'Italia e ai latifondi dei grandi proprietari terrieri,  esse costituivano l'entità rurale base, caratterizzata dal passaggio, all'incirca, dal feudalesimo alla borghesia terriera. Ogni masseria del nostro Altosalento era una azienda agricola-industriale composta da non meno di 100 ettari di terreno, da un grande fabbricato bianco di calce con  spesso davanti un complesso di trulli allineati per i contadini, stalle e cortili per greggi ed armenti, granai, depositi,  locali per la produzione (palmenti) e per la conservazione del vino, frantoi oleari e spesso anche botteghe artigiane come quella del maniscalco o del "meccanico-carrozziere" dei carretti agricoli.

Ma andiamo per ordine e parliamo delle origini delle masserie altosalentine. Probabilmente i primi esempi risalgono al tempo dei Messapi e comunque ai tempi della colonizzazione di popolazioni greche. Costituivano una organizzazione di base del territorio finalizzata ad attività agricole, successivamente i romani proseguirono con questa organizzazione allargando queste unità agricole a maggiori aree,  creando le basi per il latifondo.  Le villae romane, come venivano chiamate a quei tempi,  con la caduta dell'impero divennero piccole fortezze  organizzate per la difesa dalle invasioni barbariche.  Intorno all'anno mille le masserie divennero una nuova entità rurale chiamata "feudo", spesso assunsero la fisionomia di piccoli villaggi fortificati con alte muraglie.  Con i Borboni (sec. XVIII) il "feudalesimo" si rafforzo'  nella realtà dei fatti, con una borghesia rurale sempre più ricca con l'esproprio dei feudi ecclesiastici e le masse dei contadini salariati  alle dipendenze dei proprietari terrieri. La borghesia rurale continuò a dominare nel meridione sino agli anni 50 del 900 e anche oltre per certi versi. Nelle nostre cittadine i nostri vecchi ricordano ancora gli ultimi signori di paese chiamati con il don:  don Rocco, don Ciccio, don Gaetano, don Vito,  don Oronzo e tanti altri.  A coordinare il lavoro nella masseria ci pensava il "massaro" il più stretto collaboratore del padrone, lui si occupava di reclutare la mano d'opera e di controllare che tutta la "macchina aziendale" (di vera e propria complessa azienda si trattava infatti), funzionasse alla perfezione.  Per ulteriori notizie storiche e sociologiche si rimanda alla pagina: un approfondimento storico - sociologico.

Parliamo adesso della struttura della masseria.  Sono in genere strutture architettoniche a due piani: al piano terra si trovano i locali destinati alla produzione e le stalle,  un'ala del piano terra era destinata alla famiglia del "massaro"; il piano superiore era riservato al padrone con la sua famiglia, spesso si accede con ampie scalinate in pietra locale. Quasi sempre presente nelle masserie la cappella o anche una chiesetta per le celebrazioni. Un caso singolare per le masserie altosalentine è rappresentato dalla chiesa della masseria Palagogna in stile vagamente barocco (in territorio di Ceglie), dove sono sepolti i proprietari  sistemati in sacelli marmorei.

Alcune masserie avevano anche dei frantoi ipogei,  frantoi sotterranei ricavati in grotte naturali e adattate alle esigenze produttive  con cisterne per la conservazione dell'olio e macine in pietra. I frantoi ipogei venivano  utilizzati sino a  50 anni fa,  oggi rappresentano una parte importante della  nostra archeologia industriale e sono  visitabili in alcune masserie  del nostro territorio. 

Il nostro territorio, nella parte collinare più alta, presenta anche alcune piccole masserie con una peculiare caratteristica: sono masserie composte solo da fabbricati a trullo. In origine queste particolari masserie si dedicavano prevalentemente all'allevamento, essendo la zona ricca di pascoli e boschi.  Ancora oggi resistono verdi pascoli  e boschi di querce, ma nel tempo, procedendo con il dissodamento dei campi,  all'allevamento si affiancava l'agricoltura,  in particolare la viticoltura.


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