altosalento riviera dei trulli         benvenuti in Puglia

 

 

 

Distretto turistico Altosalento Riviera dei trulli

la nostra materia prima

INTRODUZIONE

          Questo sunto vuole essere,  solo ed esclusivamente, un’analisi che porti alla riflessione e alla sensibilizzazione su tematiche che possono rappresentare il volano di un nuovo e duraturo sviluppo economico del territorio, attraverso l’integrazione dell’agricoltura, dell’artigianato e del terziario con il turismo.

Il filo conduttore di tutto il lavoro è l’idea del distretto turistico sulla falsariga del distretto industriale, che passi per una pianificazione strategica a rete che valorizzi le risorse del milieu locale attraverso  la creatività e la voglia di fare degli attori tutti del territorio (istituzioni, aziende, cittadini).  Per distretto turistico intendo non solo una comunità con un sistema di valori, non solo peculiarità storico-naturalistiche di un territorio, non solo quell’ ”atmosfera”  favorevole alla cooperazione e allo sviluppo,  ma anche, il risultato di un processo di interazione dinamico fra la comunità locale e il visitatore, direi quasi una simbiosi che porti a reciproca soddisfazione.

Nella mia idea, il distretto turistico Altosalento-Riviera dei Trulli non è da intendersi con confini ben definiti e delineati dagli ambiti territoriali dei comuni, ma i confini sono aperti e non delimitati, il distretto è un territorio a geografia variabile.  Solo per una maggiore precisione e  chiarezza  ( per esempio per elencare dati e statistiche), nel presente lavoro identifico il distretto base  con cinque comuni specifici che formano il Consorzio fra Comuni e  il Gal Alto Salento, è il nucleo centrale  che deve omogeneizzarsi al suo interno e aggregare altri comuni.

  POPOLAZIONE

AL 31.12.04

SUPERFICE

TERRITORIALE IN KMQ

ALTITUDINE

DELLA LOCALITA’

ALTITUDINE   TERRITORIO

COMUNALE

Zona Altimetrica del Territorio
CAROVIGNO 15.514 105,37 161 0-172 pianura-collina
CEGLIE M. 20.732 130,33 310 133-382 collina
OSTUNI 32.819      223,77 229 0-380 pianura-collina
S. MICHELE   6.242 26,15 153 123-174 pianura-collina
S. VITO 19.807 66,36 110 57-146 pianura-collina
ALTOSALENTO 95.114 551,98   0-382  

 fonte Istat rielaborata  

 LA NOSTRA MATERIA PRIMA

 Non Vi annoierò con un’arida elencazione di monumenti, luoghi, date storiche da manuale di storia locale, né tanto meno foto, slogan e accattivanti aggettivi da brochure turistica.

Si tratta di un’analisi delle risorse turistiche per definire la pianificazione strategica del territorio, definendo gli  obiettivi e la mission della destinazione. 

     Le risorse principali, quelle per le quali il turista si muove, sono rappresentate dall’azzurro del nostro mare e dal verde e bianco dell’entroterra.  Azzurro (mare e cielo), verde (uliveti, boschi di macchia mediterranea e querce secolari), bianco (centri storici, trulli e architettura rurale), sono i colori che identificano il territorio.

Le coste della riviera dei trulli iniziano con la baia di Torre Canne (comune di Fasano) e si snodano per 40 km, con lunghe spiagge e dune coperte di macchia mediterranea alternate a insenature sabbiose, e tratti di basse scogliere che si specchiano in un mare cristallino. A chiudere la Riviera dei Trulli  è  Torre Guaceto (comune di Carovigno) un’area marina protetta, riserva naturale dello stato. Simbolo di Torre Guaceto  è la torre aragonese del XVI sec. costruita, come altre sulla costa a distanza di alcuni chilometri, a difesa dalle incursioni dei pirati saraceni. La torre è ancora oggi una vigile sentinella, a difesa dai   “nuovi pirati” che a più riprese, hanno tentato di trasformare, una zona d’incomparabile bellezza, riconosciuta già dal 1971 secondo la convenzione di Ramsar zona umida d’importanza internazionale, in un agglomerato ‘turistico’… Il centro visite  dell’oasi di Torre Guaceto è localizzato a tre chilometri dalla costa a Serranova, borgata agricola che si raggiunge attraversando un vero e proprio bosco di ulivi secolari dalle forme particolari scolpite dal tempo.

Gli uliveti capillarmente diffusi dalla collina alla costa, contraddistinguono in modo predominante il paesaggio del territorio; si parla da tempo di una loro maggiore tutela con l’istituzione di un parco agrario (sono frequenti i casi di espianto, per ripiantarli in ville e giardini di altre zone d’Europa, mi è capitato di vedere addirittura alberi d’ulivo in   rotonde stradali di città del Nord). Per l’olio già dal 1996 è stata riconosciuta la denominazione di origine protetta DOP Collina di Brindisi che interessa tutti i cinque comuni del consorzio Alto Salento e i comuni di Cisternino, Fasano e Villa Castelli (che sono anche loro geograficamente e culturalmente Altosalento).

Nell’Altosalento ci sono maestosi esemplari di querce e boschi concentrati in particolare nei comuni collinari di Ceglie (500 ettari e bella area pic nic in località Pineta Ulmo) e Ostuni (330 ettari);  da segnalare la diffusa presenza del fragno, una particolare quercia che si riscontra in Italia solo nella Murgia meridionale. 

Il bianco punteggia le nostre campagne con l’architettura rurale di cui il trullo rappresenta il simbolo. I centri storici collinari dell’Altosalento (Ceglie, Ostuni, Carovigno e Cisternino) si caratterizzano per i vicoli di chianche, gli archi in pietra viva, il susseguirsi di corti e piazzette; il tutto avvolto nel candore del bianco delle case imbiancate a calce.  Quel bianco che ha portato Ostuni a essere conosciuta in tutto il mondo come la ‘città bianca’, e Ceglie ad essere apprezzata per il suo centro storico ancora autentico, non del tutto aggredito da un turismo di massa che snatura l’identità di fondo di un luogo.

 

         Le risorse di supporto sono quelle che completano le risorse principali, sono un approfondimento delle principali in alcuni casi, o completamente diverse in altri. Penso alle origini delle nostre città, che si perdono nella notte dei tempi (le notizie storiche certe su Ceglie, erede della civiltà messapica di cui rappresentò la capitale militare,  risalgono a tredici secoli a.C. ), o penso al territorio abitato già in epoca preistorica come testimoniano  i numerosi ritrovamenti risalenti al Paleolitico, in particolare la “grotta della maternità” a Ostuni in cui nel 1991 fu ritrovata la sepoltura di una donna con il suo feto, risalente a oltre 25000 anni fa. 

         La gastronomia, è un elemento forte di richiamo turistico e trova in Ceglie il centro più importante. La cucina dell’Altosalento è casereccia e genuina, nel tempo non ha subito sostanziali alterazioni, le ricette sono  state tramandate di generazione in generazione, fino ai giorni nostri. E’ una cucina popolare, allergica alla moda e alla fretta, le cui caratteristiche sono ben lontane da quelle dei fast food e della globalizzazione alimentare. La nostra cucina è legata profondamente ai prodotti della terra, e segue il ritmo delle stagioni; è estremamente varia per le influenze che l’Altosalento ha ricevuto nel corso della sua lunga storia: messapi, greci, romani, normanni, arabi, saraceni, francesi, spagnoli si sono succeduti nei secoli. Le ‘frise’ hanno origine greche, gli ‘gnummarieddi’ sono romani, il ragù è normanno, la ‘cupeta’ ed i ‘fichi secchi’ sono di origine araba.

          E’ evidente da quanto  succintamente descritto che materia prima, ce né tanta, ma bisogna sceglierla,  combinarla  e utilizzarla al momento giusto. Occorre trasformare la materia prima, la risorsa turistica, in una destinazione turistica.  Per destinazione turistica s’intende un territorio che proponga un’offerta turistica per la quale vale la pena spostarsi, effettuare il viaggio per raggiungerla, soggiornarci per vivere una esperienza nuova e appagante. L’offerta turistica non è costituita solamente da risorse naturali, storiche, culturali, artistiche; non è solamente quell’insieme di attività che producono beni e servizi per soddisfare i bisogni dei turisti; ma è  anche un mix di fattori intangibili quali la cultura dell’accoglienza e un sistema ospitale. Il cliente deve sentirsi a suo agio non solo nelle strutture ricettive ma nel territorio tutto, e questo è possibile solo se il territorio è ‘ospitale’, se la gente del posto è essa stessa una risorsa. L’accoglienza insieme all’attrattività della risorsa e all’accessibilità della stessa, è la terza leva su cui si basa il turismo.

            Nel prossimo appuntamento parleremo della civiltà contadina  che ha prodotto questo nostro ambiente rurale apprezzato dai visitatori. Questa civiltà contadina, è  ancora ben presente nel nostro territorio, e sino ad oggi questo nostro milieu ha, tutto sommato, ben coniugato modernità e  comodità con tradizione.

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