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Distretto turistico Altosalento Riviera dei trulli

LE NOSTRE MAESTRANZE

L’economista Paul Romer sostiene che  la creatività è ciò che distingue l’uomo, sotto il profilo economico, dalle altre specie: “dove l’uomo primeggia come animale economico è nella capacità di produrre idee e non solo prodotti materiali; i grandi vantaggi competitivi sul mercato sono dovuti non a più ingredienti in pentola ma a migliori ricette”.  Questa teoria è calzante per il turismo: le destinazioni turistiche importanti non sono tali, per o soltanto, le  loro risorse turistiche (e comunque, il nostro territorio di “materia prima” ne dispone in abbondanza), ma sono famose e ricche per il valore aggiunto che le maestranze locali apportano.

Le maestranze sono gli operatori economici, gli enti locali e i cittadini. Un turista è un cliente che dà lavoro direttamente agli operatori turistici ma indirettamente a tutta la comunità; quest’ottica va sempre tenuta presente. Il  turismo è un settore trasversale che interessa tutti gli altri settori produttivi, dall’agricoltura all’industria, al commercio e ai trasporti.  Il concetto di trasversalità implica una mutata cultura di governo del territorio, che dovrà sempre più far riferimento alla funzione "ospitale", come parametro fondamentale delle scelte politiche.  La programmazione del marketing territoriale  deve essere  condivisa fra pubblico e privato, la comunità locale deve proporre e proporsi con una programmazione autocentrata. 

L’organizzazione delle località turistiche può presentarsi in tre modi:

1.    modello di frammentazione, è quello in cui si ha uno spontaneismo  e autonomia (direi individualismo) totale  da parte delle  imprese;      

2.    modello di dipendenza, è quello in cui i turisti vanno nell’area di destinazione perché ‘inviati’ dai tour operator,  la comunità locale è una minoranza di servizio a supporto di una centralità esterna;

3.    modello autocentrato cioè un sistema integrato e  interconnesso a rete potenziando la filiera produttiva delle vocazioni del territorio.

     Il modello autocentrato è un nuovo modello, che accetta e fa propri dei primi due alcuni concetti; ad esempio del primo la spontaneità e il rapporto amichevole e familiare con il cliente, del secondo l’efficienza e  la professionalità. L’Altosalento ha vissuto e vive ancora un’organizzazione del primo  e secondo modello. La presenza crescente di bed and breakfast, agriturismi e strutture tipiche,  può rappresentare un perpetuarsi del primo modello come significare un avvio sulla strada del terzo modello. Propendo per la seconda ipotesi, una ricettività diffusa è un segnale di quello sviluppo autopropulsivo che parte dal basso facendo leva sulle proprie risorse e capacità.

     L’Altosalento è una terra tipica e unica, questa tipicità va conservata e valorizzata perché è l’elemento che fa la differenza nella scelta turistica. Passeggiare fra gli ulivi secolari inframmezzati dai muretti a secco, visitare una masseria, mangiare in un trullo orecchiette con il cacioricotta sono emozioni ricercate dal turista;  le stesse orecchiette, a Milano o a Londra non hanno lo stesso sapore perché manca... il condimento, manca l’atmosfera che solo il territorio può offrire.  Le nostre maestranze altosalentine  devono attivarsi con creatività, trasferendo la cultura del bello nelle attività produttive, ma fra i vari attori si deve instaurare una reciproca fiducia.

     Questo è il distretto turistico, che ha in comune con il distretto industriale l’elevata concentrazione di imprese legate da una filiera di produzione, e da  rapporti fra la popolazione locale. Il distretto è come un’azienda collettiva che agisce secondo una logica imprenditoriale comune, e forma delle reti territoriali con specializzazioni convergenti, ognuno è specialista su qualcosa e converge alla realizzazione del prodotto comune sfruttando le economie di agglomerazioni.

     Nel ciclo di vita delle destinazioni turistiche si identificano sei fasi: esplorazione, coinvolgimento, sviluppo, consolidamento, stagnazione e declino. Nell’Altosalento, Ostuni si situa nella fase della maturità  (consolidamento-stagnazione); contando su una buona immagine conquistata sul mercato vive di una rendita di posizione con un turismo concentrato nei mesi estivi che conosce in Agosto punte di superamento della carring capacity cioè della capacità di carico  (limite oltre il quale la qualità dell’esperienza turistica si riduce drasticamente). Carovigno, è nella fase dello sviluppo turistico, vi è un incremento delle infrastrutture e costruzioni con il rischio di distruggere le risorse paesaggistiche. Ceglie conosce da decenni un turismo che rimane inchiodato alle fasi della scoperta e del coinvolgimento, vi è un flusso moderato di turisti che cercano autenticità;  la città crede nel turismo, ha spirito di iniziativa, ma la spiccata individualità della sua gente, poca propensa all’associazionismo e all’ascolto, non la portano a uno sviluppo economico adeguato alle sue potenzialità, manca, da sempre, una strategia turistica.  San Vito e San Michele si situano in una fase di appena esplorazione, la popolazione pensa di non essere coinvolta nel mercato turistico nonostante le forti potenzialità culturali per San Vito e rurali per San Michele.

Il mercato richiede una diversificazione e una coordinazione dell’offerta:  il nostro visitatore è motivato dal desiderio di vivere nuove e diverse esperienze, che spaziano dal ricercare una spiaggia movimentata o di converso una caletta appartata  o un’oasi naturale,  vuole visitare un centro storico animato da tanta gente e locali vari come quello di Ostuni ma vuole anche addentrarsi in solitari vicoli rimasti uguali per secoli e scoprire testimonianze e tradizioni come il centro storico messapico-medievale e quello ottocentesco di Ceglie.  Il nostro territorio, offre le risposte a  tutto questo, il punto è crederci e lavorarci sodo in sinergia.

Il distretto turistico  deve essere qualcosa di non burocratico ma spontaneo, voluto dalle popolazioni, sia pure opportunamente sollecitate e sensibilizzate. Il distretto turistico rappresenta un pluriprodotto che viene integrato all’interno dell’offerta intercomunale e comunale in un sistema, in una progettualità unica. Punto nodale è che le nostre maestranze tutte,  dagli enti locali ai cittadini, devono superare la logica del comune per passare a quella del distretto, occorre un’unica politica turistica e la creazione di un unico brand territoriale.

Il distretto per essere riconosciuto tale deve esplicitarsi in un territorio con una offerta turistica variegata in termini di strutture ricettive, strutture per lo svago, strutture per la fruibilità delle risorse naturali e culturali;  il turista,  deve potersi costruire e personalizzare i  servizi  turistici. 

     La ricettività alberghiera dell’Altosalento è concentrata lungo la costa, il ruolo principale è svolto dai campeggi e dai villaggi turistici  con il 70% dei posti letto: sono otto campeggi per una capienza di 8328 ospiti  (i due più grandi hanno una capacità di 1700 persone cadauno) e due villaggi turistici per 1472 posti letto. Il totale della ricettività sulla costa è di circa 12.600 posti letto, contro una ricettività totale dell’Altosalento-Riviera dei Trulli di 13.800 posti.            

Strutture ricettive nell’Altosalento

comuni

alberghi e residenze turistiche alberghiere.

            stelle

 ****    ***    **      *           totale

 

campeggi

agriturismo e turismo rurale

Bed and breakfast

Case e appartamenti  per vacanze (dagli elenchi ufficiali)

 

CAROVIGNO

               5                                   5

     4

             

        4

         1

CEGLIE  M.

               1        1                         2 

      

  7

        4  

 

OSTUNI

   8        10        3       1               22

     4

13

      16

        10

S. MICHELE

 

 

               

        1

 

S. VITO

               1                                   1

 

   2

        3

    

Tot. Altosalento

   8        17         4      1               30

      8     

 22         

      28

         11

I dati ufficiali annuali sui flussi turistici per il nostro comprensorio, si attestano non lontano dai 100.000 arrivi per 700.000 presenze (per presenze si intendono numero di notti trascorse dal turista in una struttura). I dati reali sono diversi e difficilmente quantificabili, le numerose abitazioni per vacanze, assorbono un numero considerevole  di vacanzieri che scelgono questa formula per i vantaggi economici e di comodità che presenta. Alcuni addetti ai lavori stimano in oltre 1.000.000 di presenze il risultato di questo tipo di ricettività, ritengo possa essere un dato verosimile, pertanto, le presenze totali annuali dovrebbero attestarsi su almeno 1.700.000.  Un milione e settecentomila presenze sono un numero considerevole, che deve far riflettere le nostre maestranze sulle opportunità di attivare una rete di servizi innovativi e diversificati.

Dove vogliamo andare? è il titolo della prossima puntata,  una destinazione turistica, con ambizione di essere un distretto, è come ho già detto,  una grande azienda pertanto, cosi’ come nelle aziende, è necessario effettuare una diagnosi (analisi swot), in questo caso del territorio, per poi passare a sviluppare una pianificazione e una  strategia che passi attraverso un piano d’azione combinato di marketing turistico e territoriale. 

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