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Quale Salento, quale Puglia? Alle radici dell’identità (di Gianni Simeone - Sociologo)

Edizioni Palomar (Ba) - pp. 252 - € 18,00
Prefazione di Nadia Cavalera - Recensione-intervento di Carmela Amati (Università di Bari)
Genere: saggistica, sociologia

Un'indagine scientifica sulla società odierna e i condizionamenti mediatici partendo paradigmaticamente dalla Puglia. Nel testo, dal gusto giornalistico e colloquiale, il recupero di uso, origine, identità, nome e territorio definisce trame di "continuità e innovazione", per ritrovare lo Spazio Culturale integrale del territorio salentino, misconosciuto dagli stessi regionali, ormai confuso con la sola provincia di Lecce e dintorni (ma cosí non è)*, e il filo di un’unità pugliese dimenticata seppur presente. Il libro costituisce uno studio di sociologia dei processi culturali e comunicativi rivolto a tutti e a qualsiasi terra: il non riconoscimento dei luoghi porta a uno sradicamento dal senso interiore e spirituale dell’appartenenza, riconoscerli permette una miglior conoscenza di sé, fuori da ogni attaccamento egoistico, anche sulla scia di quel che Giordano Bruno diceva in proposito: «Per il Filosofo ogni terra è Patria». Non mancano, nel testo, alcuni riferimenti antroposofici inerenti l’argomento. Uno degli obiettivi del libro è quello di far  comprendere il “senso” di ogni luogo. 
*Il suo territorio va dalla linea Golfo di Taranto-Egnazia (Fasano) fino al Capo S.M. di Leuca.


Intervista-presentazione a cura di Lucio Spiga (direttore) per la rivista «Boghes Noas» n. 3 – aprile-maggio 2011

Gianni SIMEONE

PER IL FILOSOFO OGNI TERRA È PATRIA…

 Caro Gianni, siamo amici e ci conosciamo ormai da tanti anni, e devo dire che ho sempre apprezzato il tuo lavoro di docente di comunicazione, nonché di interprete per quanto riguarda le opere teatrali, ovverosia di attore, e ora ti conosco pure come autore di saggi importanti anche in qualità di sociologo e filosofo. Sono perciò molto contento di presentarti e chiederti qualcosa riguardo una delle tue ultime fatiche. Ho recentemente letto il tuo libro, e avendo anch’io conosciuto la Puglia in uno dei miei viaggi non ho potuto fare a meno di commuovermi per le parole che usi nel libro. Infatti, con uno stile che pur conserva il rigore scientifico, tocchi anche temi profondi e umani che riguardano tutti.

Vorrei, a questo punto, chiederti, quali sono i presupposti e le motivazioni che ti hanno portato a scrivere quest’opera?

 Grazie, Lucio. Ti potrei rispondere, per esempio, cercando di risalire indietro di qualche anno, quando durante i miei giri culturali in terra di Puglia, e soprattutto nella penisola salentina, durante corsi, conferenze o iniziative turistiche, ma anche fra la gente, mi accorsi con stupore che il senso della terra, del luogo, era sempre meno chiaro fra le persone, giovani soprattutto, ma anche piú adulte. In sostanza, quello che era, anzi, che è, il Salento, veniva e viene tuttora disconosciuto a ogni istante, sia in ambito massmediatico che “popolare”. Praticamente un “tradimento” del genius loci, direi, o meglio un non riconoscimento che crea faziosità, divisioni e campanilismi grossolani e sottili, fra paese e paese, fra le persone. Fenomeno tipico italiano, ma piú che mai forte proprio in Puglia. Fenomeno condizionato ad hoc, fra l’altro. Se proviamo a chiedere a qualcuno, pugliese o non, quale sia il territorio che considera come “Salento”, quasi sempre la risposta è “Lecce!”. Eppure, non è mai stato cosí sia a livello geografico, che sociale, culturale o storico. Esso ha sempre compreso anche le province di Brindisi e Taranto. Ricordiamoci poi che in provincia di Brindisi esistono anche due paesi che si chiamano “San Michele Salentino” e “San Pancrazio Salentino”, il che è tutto dire… Nonostante ciò, spesso brindisini e tarantini dicono “Noi Salento? Che mai c’entriamo con Lecce?” Ma Lecce non è il Salento, ne è solo una sua parte! Storia dimenticata, e tutto il resto… Bisogna saper comprendere le differenze presenti all’interno di uno stesso territorio e imparare a gestirle e a relazionarsi. Potrei andare avanti, ma toglierei la sorpresa al lettore che sarà confrontato con le tante surrealtà e “ironie” di un territorio che ha bisogno di riconoscersi per ritrovarsi. E desidero anche ricordare che il Salento è una subregione storica dell’Italia di enorme importanza, perciò appartiene a tutti gl’Italiani, cosí come ai Sardi agli Europei e oltre. Una storia che va conosciuta. E che parte e si svolge dalla linea Golfo di Taranto-Egnazia (Fasano) in giú: la Penisola Salentina, appunto, e che non è sinonimo di Terra d’Otranto.

 Inoltre, questo discorso è nato naturalmente per l’interesse verso la società, dove bisogna vedere tutto in collegamento e in continuo rinnovamento su una base culturale condivisibile, universale: i luoghi sono espressioni e caratterizzazioni di una cultura che appartiene a tutta l’umanità, non isole staccate da tutto il resto. I cosiddetti “altri luoghi” – che a ben vedere altri non sono – ci servono per comprendere meglio anche il “proprio”, perché bisogna considerare (come fra l’altro ho scritto nel libro) che «tutto è interdipendente: non esiste fatto locale che interessi esclusivamente gli abitanti di uno specifico territorio; esso è sempre paradigmatico di una situazione piú generale, ed esempio per tutte le storie particolari, per l’umanità». D’altronde, anche Tommaso Fiore diceva: «In realtà non c’è opposizione fra individuo e universale: se ci fosse, non potremmo ragionare». Sono concetti olistici. Semplificando al massimo, i Sardi, per esempio, non sono solo tali, sono anche italiani, europei, ecc., per cui, in un certo senso, sono anche un po’ piemontesi o pugliesi o  inglesi, e cosí via.

Ma dunque che significato riveste per te questo lavoro, visto che sei nativo di Cagliari, dunque “sardo”?

Non bisogna confondere il senso dell’identità con un semplice dato anagrafico. Il fatto è che ognuno di noi ha piú identità, e queste vanno riconosciute e rispettate. Esse parlano di affetti, di esperienze, di vita, di nascita, di ascendenze, di rapporti, di storia e di luoghi. È solo conoscendo il proprio che si può riconoscere anche tutto il resto e trovarsi “cittadini del mondo”. Giordano Bruno diceva: «Per il filosofo ogni terra è patria» (e occorre sottolineare “ogni”), ma bisogna pur riconoscere e conoscere la propria (o le proprie) per potersi veramente trovare anche in tutte le altre, altrimenti questo essere “cittadini del mondo” diventa solo un luogo comune astratto e assolutamente fazioso nella sua pretesa di essere fuori da ogni limitatezza. Molti, credendosi cosmopoliti finiscono col dire per esempio: “Io non sono sardo, sono cittadino del mondo…”, e allora possiamo comprendere, perciò, che ben poco hanno di veramente cosmopolita. Il vero senso è un altro. È il saper conoscere le proprie radici. Solo cosí si possono avere i piedi ben saldi per terra, e nella società umana, senza voli pindarici, per poi davvero imparare a saper “volare oltre”! È necessario capire il senso del partecipare e del responsabilizzarsi. D’altronde, sono anche oriundo pugliese-salentino da parte della mia famiglia paterna…, e fin da piccolo ho conservato i rapporti con questa terra, con gli amici, coi parenti. Per cui è una parte significativa delle mie radici. Riconoscere la Puglia, per me, è anche come riconoscere ancora meglio la Sardegna, e viceversa. Questo lavoro è un concentrato di sociologia dei processi culturali e comunicativi applicati al caso concreto, per far comprendere paradigmaticamente quello che accade nella società quando non vengono piú compresi i valori e i rapporti fondamentali. Inoltre, ho voluto spaziare anche nel sentimento poetico. Vorrei comunque specificare alcune altre cose importanti. Prima di tutto, il tema trattato è un’indagine scientifica sulla società e i condizionamenti mediatici che prende il caso Puglia come esempio paradigmatico di distorsione sociale per far comprendere quale sia lo Spazio Culturale integrale del territorio salentino per poi passare al filo di un’unità pugliese che pare dimenticata (seppur presente), e, partendo da lí, comprendere quello italiano o sardo magari e cosí via, rivolgendosi a tutti e a qualsiasi terra, perché credo che il non riconoscimento dei luoghi porti ad uno sradicamento del senso interiore e spirituale dell’appartenenza e del senso di sé, riconoscerli nel senso giusto, invece, permette una miglior conoscenza di sé, fuori da ogni attaccamento egoistico (prendiamo ad esempio appunto Giordano Bruno). In sostanza, uno degli obiettivi del lavoro è proprio quello di cercare di far comprendere il “senso” di ogni luogo, anche di quello sardo (e spunti ce ne sono). Del resto, cosa ne diresti se un giorno qualcuno – complici i mass media - dicesse o ci volesse far credere che la Sardegna è solo, per esempio, il territorio da Oristano in giú? O che il Campidano “vero” sia solo quello che rientra nella provincia di Cagliari? O che la penisola italiana iniziasse da Roma in giú? Qualcosa di simile succede, o può succedere, in qualsiasi luogo. Perciò, vorrei che si comprendessero le artificiosità o le verità insite al concetto stesso di “luogo”, vorrei che si riflettesse sul “senso” per poi attivarsi verso azioni sociali e individuali diverse e piú vere, verso il “pensiero pensato” e messo in atto con consapevolezza. Vorrei che si comprendesse il senso di “patria”, ma senza alcuna forma di nazionalismo o di becero attaccamento. Vorrei che si comprendessero le specificità, ma senz’alcuna forma di particolarismo e divisionismo. Platone diceva nell’Eutidemo che la Filosofia «è sapersi servire di ciò che si fa», e questo è vita… Vorrei inoltre ricordare che pure Simone Weil, una delle piú profonde filosofe dei nostri tempi, si esprimeva su questi temi dicendo che «avere radici è forse il bisogno piú importante e meno conosciuto dell’anima umana»... Purtroppo oggi i mass media non supportano questi valori, sostituiti dal mito e dai danni della globalizzazione (cui appartiene pure il cosiddetto no global e anche il glocal…), e dell’opinione pubblica, causando il piú grave sradicamento della storia. Non si tratta di lottare contro la globalizzazione, che comunque niente ha a che fare con l’universale, ma di spostare i nostri sensi e attivare le nostre percezioni, i sensi dell’anima, e vedere tutto con occhi sempre nuovi e rinnovare sempre tutto su una base comune, arrivare alla produzione di un “carattere unico”, umano, in un senso mondiale (e magari oltre), ma non globale: varietà nell’unità. Il discorso è sottile. Uno spazio culturale unico, senza divisioni e ideologie, ma che rispetta le specificità e sa gestire le differenze e dove la cultura è una sola.

Hai accennato anche allo “sradicamento del senso interiore e spirituale dell’appartenenza e del senso di sé”, puoi dirci qualcosa di piú in proposito?

Certo. Tutti noi abbiamo un rapporto speciale coi luoghi, che ha a che fare coi nostri “sensi interiori” e con l’essenza delle cose. Il fatto è che bisogna saperlo riconoscere, percepire. Per capire e magari cambiare. E, ripeto, per andare oltre. Il discorso è lungo, ma a proposito vorrei citare R. Tagore (fra caporali) - che fra l’altro ho recensito, perché l’India ha molto da insegnarci a proposito. Lí s’insegna a sacralizzare anche le relazioni, dove il tutto è connesso alla Natura universale divina e non si appoggia assolutamente «sulla sola corda dell’umanità» - come vediamo accadere perlopiú in Occidente: «In India si ingiunge agli uomini di prestare la massima attenzione al fatto che essi sono nella piú stretta relazione, corpo e anima, con le cose circostanti; e di salutare la luce del giorno, le acque sorgenti, e la terra feconda come manifestazioni della medesima verità vivente che li contiene nel suo grembo». Con Tagore l’ideale universale della suprema liberazione della coscienza diventa realtà secondo il miglior insegnamento dell’India.

In India è diverso, perché la scienza non è una semplice nozione, vi è la comprensione interiore della volontà eterna che opera nelle forze della natura, e questo non è il risultato di un’analisi esteriore ma scoperta e riconoscimento interiore, «è percezione dell’anima per mezzo dell’anima». Allora, vediamo che tutto ciò che circonda l’essere umano e che gli accade è connesso al suo essere intimo, che va conosciuto. È considerare il concetto vivente del Dharma, l’eterna legge divina.

Gianni, il tema è veramente interessante, e inoltre questa presentazione cade a cavallo del 150° dell’Unità d’Italia. Credo ci siano molti collegamenti riguardo il tema. Ma ora, riguardo i luoghi secondo un’altra accezione del termine, vorrei chiederti qualcosa proprio sui posti dove il libro è stato presentato. Cioè: come, dove e quando?

Sí, il libro è stato presentato in Puglia. Durante l’estate. Ho percorso in lungo e largo il territorio salentino della regione in tournée, toccando le tre province di Brindisi, Lecce e Taranto. Ora mi aspetterebbero anche le altre… Fra interviste, articoli ed eventi sono stato veramente ben accolto, e ringrazio in particolar modo per l’organizzazione e la gentilezza l’Associazione ‘Nzegna, la famiglia Semeraro di Carovigno (Br) e l’Associazione Galatina Project (Marinella Olivieri e Raimondo Rodia - Le), cosí come Carmela Amati dell’Università di Bari che è intervenuta anche nel libro con un suo scritto di presentazione, Nadia Cavalera per la sua prefazione e la Casa Editrice Palomar che si è adoperata nel coorganizzare gli incontri. Soprattutto, quel che mi fa piacere è che il messaggio sia stato pienamente recepito e capito, e che si sono viste persone commosse e vivamente partecipate al tema della riscoperta di un’identità, di un luogo. Ah, dimenticavo il “come”… Non ho voluto fermarmi alla “classica” presentazione, a volte un po’ barbosa, di un relatore che fa domande all’autore per un’ora o piú, ma ho pensato di esprimere il testo con un piccolo monologo-racconto recitato cui sono seguite alcune domande da parte del pubblico, e, alla fine, lezione di ballo pugliese!

E in Sardegna quando lo presenterai?

In Sardegna ho iniziato a divulgarlo fra alcune librerie e conoscenti, e anche come libro da studiare per alcuni corsi, ma effettivamente qui non ho ancora deciso di presentarlo ufficialmente. Anzi, questa è un’ottima occasione per parlarne con te. Che ne diresti di supportarmi per alcuni incontri? Presso la sede di “Sapori di Sardegna” a Cagliari, per esempio, potrebbe essere un ottimo contesto, cosí come in alcune associazioni o librerie. In ogni caso, sarà anche presentato sicuramente in seno alle attività del Dipartimento Sardegna dell’ANS-Associazione Nazionale Sociologi (Rm), che ha patrocinato il mio lavoro. Fra l’altro, il Dipartimento ha sede a proprio a Cagliari, e recentemente ne sono stato eletto Vicepresidente; perciò ringrazio.

Sicuramente mi farà piacere accompagnarti per nuove iniziative! Sei stato molto esaustivo pur nella necessaria concisione. Un’ultima domanda: fra le tue varie pubblicazioni puoi dirci quale sarà la tua prossima uscita in libreria?

Come sai insegno sociologia e tecnica della comunicazione e dizione, perciò nel tempo mi sono divertito a ideare ventidue nuovi giochi con le parole: il mio ultimo libro è “Giochi di parole di società” (migliorare le conoscenze linguistiche divertendosi), con l’Inventapoesie e alcune regole di dizione. Per chi conosce Scarabeo o Paroliamo, a chi piace l’Enigmistica, agli insegnanti che desiderano nuovi strumenti didattici e a chi piace giocare con le parole a qualsiasi età! Il libro uscirà a breve anche se era pronto da tempo: il fatto è che pian piano ho aggiunto nuovi giochi, cosicché da tredici sono diventati appunto ventidue. Essendo già in impaginazione presso la casa editrice è di imminente uscita, presumo entro l’estate.

Bene, allora avremo modo di parlarne. Concludiamo dunque questo breve viaggio con un autore “sardo-salentino” (nonché pugliese, cagliaritano, italiano, europeo, ecc…) che porta avanti il messaggio importante di un’idea universale dell’identità fuori da ogni schema precostituito. Il libro è scritto con uno stile che “aggancia” subito il lettore, con un gusto giornalistico e colloquiale. Auguriamo buona e fruttuosa lettura a tutti coloro che leggeranno quest’opera. Grazie, Gianni! 

Siamo stati posti in un preciso luogo da cui partire per capire e collegare tutto il resto in unità, il senso del particolarismo e dell’attaccamento esclusivo cade. G. S. 

Il senso del socratismo è che la filosofia è dovunque o in nessun luogo e che con un leggero sforzo ci si orienta su qualcosa ovunque e si può trovare ciò che si cerca. Il socratismo è l’arte di trovare il posto della verità a partire da ogni luogo dato e cosí di determinare precisamente i rapporti di ciò che è dato con la verità. NOVALIS


GIANNI SIMEONE  Docente di Comunicazione.  Sociologo e Dr. in Filosofia. Oriundo e studioso di Puglia.

È autore di diversi saggi fra i quali: "QUALE SALENTO, QUALE PUGLIA? Alle radici dell’identità"   -  

Altri contributi presenti nel nostro sito: "Puglia Sud Est""In viaggio verso la Puglia" e "Qual è il Salento"

 Scrivendoci - info@altosalentorivieradeitrulli.it - saremo felici di mettervi in contatto con l'autore.

Ringraziamo il prof. Simeone per le citazioni nel suo libro del ns sito e del ns lavoro sull'Altosalento


**** Dello stesso autore  è in libreria:

COSA COMUNICHIAMO? Il Sofisma Comunicativo

Saggio socio-filosofico sulla comunicazione

Editrice Fermenti - Collana Nuovi Fermenti/Saggistica - Marzo 2010 - pp. 82 - € 11,00

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Contatto con l'autore Gianni Simeone

**** Altri contributi  di Gianni Simeone presenti nel nostro sito:   "Qual'è il Salento", "Puglia Sud Est" e "In viaggio verso la Puglia"


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