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La nostra materia prima  

Un poco di storia e preistoria

Le risorse di supporto sono quelle che completano le risorse principali, sono un approfondimento delle principali in alcuni casi, o completamente diverse in altri. Penso alle origini delle nostre città che si perdono nella notte dei tempi.

Il territorio risulta abitato già in epoca preistorica come testimoniano i numerosi ritrovamenti risalenti al Paleolitico. In particolare la “grotta della maternità” a Ostuni in cui nel 1991 fu ritrovata la sepoltura di una donna con il suo feto, risalente a oltre 25000 anni fa: Delia, il cui calco è visibile nel museo delle Civiltà preclassiche delle Murge Meridionali nel centro storico di Ostuni. Interessanti anche i ritrovamenti d’ epoca preistorica nel territorio di Carovigno e in  particolare, in quello di  Ceglie dove la preistoria si confonde con la storia.

Le notizie certe sulla città’ di Ceglie risalgono a tredici secoli a.c., la sua esistenza è avvalorata da quanto Erodoto (storico greco del V sec. a.c.)  ci tramanda circa una spedizione in Sicilia dei Cretesi per vendicare la morte del mitico re di Creta Minosse. Al ritorno, sbattuti da una violenta tempesta, approdarono sulle coste salentine dove abitarono i villaggi già esistenti fra cui l’odierna Ceglie.  Cretesi e popolazioni autoctone diedero vita a una popolazione italica con sue caratteristiche peculiari: i Messapi.

I Messapi, occupavano l’attuale Salento, erano organizzati, come le polis greche, in una confederazione:“la dodecapoli messapica”, dodici città stato autonome, che riconoscevano come centro amministrativo Oria e centro militare, per la sua strategica posizione, Ceglie. Questo è l’elenco delle città stato della dodecapoli messapica: Alytia (Alezio), Aoxentum (Ugento), Brention/Brentesion (Brindisi), Hyretum/Veretum (Vereto), Hodrum/Idruntum (Otranto), Kaìlia (Ceglie Messapica), Manduria, Mesania (Mesagne), Neriton (Nardò), Orra (Oria), Sybar (Cavallino), Thuria Sallentina (Roca). Kailia aveva giurisdizione sull’Altosalento e sul tratto di costa da Egnatia a Guaceto importanti porti sull’adriatico.  

Della civiltà messapica rimangono numerosi resti archeologici:  sistema difensivo (specchie,  fortini messapici, mura e muraglioni chiamati paretoni), necropoli  oltre  a vasi, iscrizioni, monete e reperti vari conservati in piccolissima parte nel locale museo archeologico a Ceglie e nei musei di Taranto Brindisi  Lecce ed Egnatia ma, in massima parte dispersi in collezioni private e pubbliche ( cito ad esempio un vaso rinvenuto nel 1820 raffigurante la lotta tra Diomede e i Messapi che si trova presso il museo di Berlino).

Ceglie, era la  roccaforte  militare della Messapia  per la sua posizione naturale in cima a un colle e per il suo territorio collinare da cui era ben visibile Taranto, la città rivale che ambiva a conquistare tutta la Messapia  per consentirsi lo sbocco sull’Adriatico. Kailia (il nome messapico di Ceglie) aveva ben quattro cinte murarie e sulle cinte esterne (paretoni) elevate fortificazioni in blocchi megalitici (le specchie alte anche oltre  20 metri e diametro fino a 60 metri), la cinta di mura  interna  aveva un perimetro di 5 Km  e racchiudeva una popolazione non inferiore ai 40.000 abitanti (come riportato da Giuseppe Magno). Chiudo questa breve narrazione storica con un racconto su una importante battaglia che avvenne nel 473 a.c. quando ...

All’alba di una fatale giornata, l’esercito tarantino, rafforzato da soldati reggini, mosse alla conquista di Kailia. Le vedette messapiche videro così snodarsi per gli impervi pendii delle ultime propaggini della Murgia, la massa ondeggiante dei propri nemici, che provenienti dalla sottostante piana tarantina si dirigeva verso il primo muraglione.  Si sa che le grandi battaglie dell’antichità erano affidate più che alla potenza delle armi, alla sagacia ed all’abilità tattica dei propri comandanti. I messapi aprirono, ad arte, dei  varchi nei primi muraglioni attirando l’esercito invasore in una vera e propria trappola. Fu la fine per i tarantini: la zona ammantata com’era di fitti boschi, piena di sbalzi e di dirupi, intricata di roccia e sassi, ostacolata da una vegetazione di macchie e cespugli, impedì la manovra e l’impiego della cavalleria. Ed ecco i frombolieri e gli arcieri sbucare veloci dai punti piu’ impensati e tra il grandinare delle ghiande missili ed il sibilare delle frecce, portarono il terrore e lo sgomento tra i cavalieri nemici che ostacolati dalle difficoltà del terreno, non erano più padroni de propri cavalli e tentarono la salvezza nella fuga. E fu così che l’esercito tarantino, famoso per la sua cavalleria, fu letteralmente polverizzato, da una strage inesorabile, come dice Erodoto, ‘mai veduta prima di allora’...

Finisce qui la storia,  una storia che ben si presta alla sceneggiatura di un film, chissà magari in futuro, peraltro, sono tanti i registi innamorati della nostra terra.

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