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Distretto turistico altosalentino

Le nostre maestranze 

Un poco di critica... ma costruttiva

Eventi diversi hanno caratterizzato i diversi comuni dal secondo dopoguerra ad oggi che, hanno contribuito a radicalizzare atteggiamenti e mentalità che sono oggi, insieme al forte campanilismo, l’ostacolo principale per un nuovo sviluppo economico.  Mie, personali impressioni, vivendo in questo territorio, portano a dire quanto segue che, non vuole essere una sterile polemica ma, invece, uno stimolo, un pungolo al cambiamento:

Ostuni pensa di poter sfruttare la risorsa turistica così come negli anni 70 e 80 con una forte speculazione edilizia sulla costa, e oggi anche nelle campagne, e contando sull’immagine conquistata sul mercato, di poter vivere di rendita di posizione con un turismo limitato ai mesi estivi. In particolare nel mese di Agosto, la città conosce punte di superamento della carring capacity cioè della capacità di carico (limite oltre il quale la qualità dell’esperienza turistica si riduce drasticamente). L’atteggiamento della popolazione verso i turisti è spesso d’apatia e fastidio: la presenza dei visitatori è data per scontata, e i rapporti diventano sempre più solo commerciali; aumenta il fastidio per la presenza costante nella zona centrale e nel centro storico di visitatori, in particolare nelle ore serali e  notturne (numerosi sono i  locali commerciali, bar, pubs e ristoranti). Molti turisti hanno acquistato case nel centro storico, e anche loro accusano questo ‘fastidio crescente’, la loro motivazione d’acquisto nel centro storico, oltre che per la bellezza e unicità delle bianche case del borgo antico,  deriva dall’idea d’acquistare un pezzo di tranquillità. E’ di questi giorni (Agosto 2005) una vibrata denuncia, con articoli sui giornali locali, di un noto doppiatore cinematografico proprietario di una casa nel centro storico. 

Carovigno è l’altra località che insieme a Ostuni ha un lungo litorale, i problemi delle marine sono pertanto simili: speculazione edilizia, alcune volte ancora oggi selvaggia.  La cittadina, cerca di replicare e rincorrere il successo di Ostuni favorendo la nascita di villaggi turistici e grandi campeggi.  Questa rincorsa porta la città a commettere errori che oggi non possono essere più tollerati. Quest’estate 2005 sui giornali ampio risalto è stato dato all’autorizzazione del comune di Carovigno per la costruzione di un grande complesso alberghiero a ridosso dell’area protetta di Torre Guaceto, solo l’intervento della regione Puglia ha temporaneamente bloccato il progetto.

Comuni come San Vito e San Michele non hanno oggi una rilevanza turistica (nonostante le forti potenzialità culturali per San Vito, e rurali per San Michele), la popolazione pensa di non essere coinvolta nel mercato turistico e pertanto, è poco propensa a credere in un’imprenditoria turistica. San Vito è poco propenso all’imprenditoria in genere, avendo conosciuto periodi in cui rendite immobiliari davano un buon reddito integrativo alla città.  Mi riferisco agli anni dal 1961 al 99, quando la base Usaf americana (base Nato) ruotava intorno alla città con le sue 6.000 unità fra militari e familiari. L’industria preminente era comprare e costruire case per   affittarle agli americani, nel 2000 (con gli americani che lasciavano definitivamente la base) le case sfitte a San Vito erano almeno 600 (ma il fenomeno si era già manifestato negli anni precedenti con gli americani che gradualmente si riducevano di numero).

Ceglie conosce da anni un turismo che rimane ancora inchiodato alla fase della scoperta e del coinvolgimento: vi è un flusso moderato di turisti che cercano autenticità, la cittadinanza è presa da tanta euforia, accoglie con entusiasmo i visitatori ma non riesce a sviluppare in maniera forte una sua politica turistica. La gente guarda al modello Ostuni pensando di replicare quelle attrazioni, crede nel turismo ma, adotta mentalità e modi di pensare non adeguati ai tempi.   La città ha spirito di iniziativa, ma la spiccata individualità della sua gente, poca propensa all’associazionismo e all’ascolto, non la portano a uno sviluppo economico adeguato alle sue potenzialità.

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