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Distretto turistico altosalentino

Il nostro nuovo prodotto finito 

Turismo folcloristico nell'Altosalento

Si è già detto che i turismi che l’Altosalento-Riviera dei Trulli può offrire sono il turismo balneare, il turismo rurale,  il turismo culturale, il turismo enogastronomico;   si innestano e si confondono fra loro dando origine a dei prodotti turistici con caratteristiche particolari, componibili in modi diversi per rispondere in maniera appropriata, personalizzata e non standardizzata, alle esigenze dei nostri ospiti.   

Un’ area turistica deve possedere risorse, che agiscano come una calamita, e servizi di qualità (ricettività, ristorazione, trasporti ecc.), il tutto in un armonioso intreccio. Con questi elementi base si costruiscono i prodotti turistici. Il servizio è definibile come qualsiasi beneficio che il cliente ottiene grazie alla interazione con un operatore o con risorse fisiche, e che viene fornito come soluzione di un problema o come soddisfazione di una esigenza o di un desiderio. Il servizio principale rappresenta il  beneficio atteso che il turista presume di ottenere soggiornando in una località; ma la destinazione deve andare oltre, deve fornire anche delle prestazioni, non attese dal turista, in questo modo si aumenta il valore percepito da parte del visitatore, si aumenta il valore dell’esperienza turistica. E’ questa  una strategia premiante che porta a fidelizzare il cliente.

Chi va in vacanza  si muove e cambia luogo alla ricerca di evasioni dalla vita quotidiana, alla ricerca di nuovi modi di vita: ricerca l’autenticità e l’unicità. L’invenzione di falsa autenticità rende meno attraente la destinazione, bisogna difendere l’autenticità evitando forzature e banalizzazioni. Il turismo presuppone un incontro di un individuo con il territorio,  non solo con le sue attrattive monumentali e paesaggistiche ma anche   con le sue componenti umane e sociali; occorre comunicare la nostra storia e la nostra cultura. 

Su questa linea si inserisce un prodotto da sviluppare per l’Altosalento rappresentato da quella miscela di tradizioni, folclore, usi e costumi ancora vivi fra la nostra gente.

5.1 Turismo folcloristico 

Delle manifestazioni più conosciute come la cavalcata di Sant’Oronzo a Ostuni e gli sbandieratori della Nzegna di Carovigno ho già parlato; in questo paragrafo vorrei porre l’accento su quelle  espressioni della cultura popolare che ha le radici nella ‘terra’, nella ciclicità degli elementi della natura, in riti profani, nella magia e nella superstizione. 

   5.1.1 Il tarantismo

In tutto il Salento è vivo il ricordo del ‘tarantismo’ e delle sue varianti locali come il ‘ballo di San Vito’ a San Vito dei Normanni e nei comuni dell’Altosalento. Sono danze terapeutiche che hanno origine nell’antico rito di guarigione delle tarantate.

La tarantola o taranta è un ragno velenoso, il veleno entrato in circolazione provoca stati di forte agitazione psico-motoria seguiti da violente emicranie e rigidità muscolare che da vita ad attacchi epilettici. Nel caso del tarantismo tuttavia, la tarantata non è stata morsa da nessun animale. In questi casi il fenomeno del tarantismo deve essere interpretato come il simbolo della frustrazione psichica, economica, sociale e sessuale, ossia come la crisi isterica del singolo individuo. Non a caso ad essere "pizzicate" erano le donne, emarginate tra gli emarginati, che durante l’estasi o il tormento del veleno, si potevano permettere di tutto, anche di mimare amplessi in pubblico. La tarantata ballava per ore, accompagnata dal battito ritmato di un tamburello e circondata da una ronda di danzatori con drappi colorati, fino a quando stremata stramazzava al suolo priva di sensi, potendo così riposare temporaneamente. A Melpignano in provincia di Lecce si tiene ogni anno un festival, la ormai famosa ‘notte della taranta’ con grandi musicisti italiani e stranieri, e trasmessa in diretta TV in tutta Italia.

Nella storia del tarantismo altosalentino (ballo di San Vito),  oltre alla forte presenza delle pizziche in minore, occupa un posto di rilievo l’uso del mandolino. Nell’Altosalento in particolare a Ostuni e San Vito dei Normanni operano associazioni culturali, che si occupano dello studio, valorizzazione e promozione delle tradizioni popolari e realizzano spettacoli musicali con canti, stornelli e balli in costumi tradizionali.  Suoni di mandolini, organetti, fisarmoniche, flauti e tamburelli per tarantelle e pizziche della tradizione altosalentina hanno già fatto il giro d’Italia e non solo. Molti gruppi folcloristici e di musica popolare  hanno superato i confini pugliesi con  serate anche all’estero, con apparizioni televisive sui canali Rai e Mediaset e con pubblicazioni di CD. Nel caso di un gruppo di San Vito dei Normanni nell’Agosto del 2002  un’ intera produzione raccolta in un CD è stata proposta in edicola insieme a due quotidiani nazionali.  

   5.1.2 Credenze popolari, superstizioni e riti  

Credenze superstizioni e riti fanno parte della nostra civiltà contadina di un recente passato, e  sono ancora  nella memoria nei nostri nonni.

  - Un rito magico molto diffuso era quello di ‘tagliare i vermi’ ai bambini che soffrivano mal di pancia. Veniva chiamata una donna esperta, che nel vicinato non mancava mai, e che interveniva con una tecnica e una formula segreta che le era stata tramandata: per tre volte faceva il segno della croce sulla pancia del bambino con le mani unte di olio e, massaggiando la pancia,  recitava preghiere misteriose.

  - Quando i bambini piangevano lamentandosi senza un motivo apparente, si consultava un’anziana esperta che controllava se avessero il malocchio (l’affascinu). L’affascio poteva essere procurato ai neonati dallo sguardo invidioso di donne che non potevano avere figli, o da chi, in ogni modo per invidia, facesse apprezzamenti. Per far guarire dal malocchio si ungeva l’indice con l’olio e lo si faceva gocciolare nel piatto poggiato sulla testa del ‘fascinato’; l’operazione veniva ripetuta per tre volte recitando l’Ave Maria.

     Questi e altri riti sono rivissuti in rappresentazioni teatrali da parte di bravi artisti dilettanti locali. 

     Un personaggio mitico morto nel 1955, conosciuto in tutto il Salento, e rappresentato  con successo da una compagnia teatrale  è Giuseppe Argentiero conosciuto come ‘Seppe u Padreterno’, traduzione letterale Giuseppe il Padre Eterno.  Era nato a Ceglie e abitava nel suo trullo in campagna a Pascarosa, sin da bambino si era appassionato alla ricerca di erbe medicinali, durante la prima guerra mondiale fu impiegato in una infermeria dove immagazzinò tante nozioni mediche. Tornato a Pascarosa si dedicò ad aiutare i suoi concittadini  con unguenti, decotti ed erbe ricevendo in cambio solo doni in natura. In pochi anni la sua fama di guaritore varcò i confini della Puglia tanto che nel periodo fascista, persino il regime si interessò di lui, alcuni gerarchi si recavano da lui per un consulto e il ‘Padreterno’ ottenne in cambio un’apposita fermata ferroviaria a Pascarosa. Lo scrittore Guido Piovene lo intervistò e lo riporta nel suo libro ‘Viaggio in Italia’ , anche la RAI parla di lui nel 56 e nel  57.

Di questo personaggio si raccontano vari aneddoti, alcuni divertenti, come questo:

Un tale paralizzato agli arti volle, un giorno, andare a trovare “Seppe u Patreterno”: Fu così che al tiro di un mulo ed accompagnato dai familiari , si inerpicò per l’arduo sentiero che portava alla casa del guaritore, ma prima di giungervi dette ordine di nascondere in un cespuglio, ai bordi della stradina, il regalo che aveva preparato per l’occasione, perchè così egli ragionò: “Se mi fa guarire, queste uova saranno sue, diversamente me le riprenderò al ritorno”. Pare che la scena non fosse sfuggita, dall’alto della collina, al “Patreterno”, il quale, come sua abitudine, usava sempre scrutare di nascosto i suoi visitatori al momento dell’arrivo.  Ora, cosa non avvenne quando il malato, una volta al cospetto di “Seppe” si sentì dire queste testuali parole: “Prima che io ti guarisca, vai a prendere il paniere delle uova che hai nascosto nel cespuglio”.  Con uno sbigottimento sul volto, un gran tremore per tutta la persona, soffocato da un grido, si vide il paziente agitarsi convulsamente e implorare perdono al “Patreterno”. Poco dopo il paralitico ritornò reggendo con le sue stesse mani, prima inerti. le ceste delle uova.  Il miracolo si era avverato!

   5.1.3 Le feste patronali  

Numerose le feste patronali che si tengono nell’Altosalento, ogni comune festeggia il suo santo o i suoi santi protettori: A Ostuni Sant’Oronzo, a Carovigno la Madonna del Belvedere, a San Vito  vengono festeggiati San Vito e San Vincenzo,  a San Michele viene onorato San Michele, a Ceglie San Rocco, Sant’Anna e Sant’Antonio.

Queste manifestazioni pur presentando alcune peculiarià, che le distinguono le une dalle altre, presentano dei caratteri comuni come la processione con il santo che viene portato a spalla per le vie del paese e i fragorosi botti che vengono sparati in onore del Santo prima dell’inizio della processione per annunciarne l’inizio. Gli spettacoli pirotecnici chiudono spesso la fine della processione, ma i grandi fuochi pirotecnici chiudono le festività e si svolgono a notte inoltrata l’ultimo giorno di festa in onore del santo.

La festa dura dai due ai quattro giorni, le strade del centro sono addobbate con le luminarie, numerose le bancarelle  e in piazza immancabile la “cassa armonica” dove si esibiscono una o più bande musicali operistiche che si contendono a suon di musica lirico-sinfonica gli applausi del pubblico.

La tradizione bandistica è molto sentita a Ceglie, che ha addirittura due concerti bandistici  che si esibiscono in tutto il meridione; non a caso Ceglie annovera fra i suoi istituti di scuola superiore anche un Istituto musicale.   

Le feste patronali costituiscono per il turista una opportunità sia di socializzazione sia di conoscenza della cultura e tradizione dell’Altosalento. E’ in occasione delle feste che si incontra il Salento più autentico, nell’atmosfera della festa si può cogliere un misto di sapienza, cordialità ed ironia. 

   5.1.4 Fiere e mercati 

Un giorno a settimana in ogni comune c’è il mercato,  con bancarelle di ogni tipo dalla frutta e verdura locale all’abbigliamento. Cito il mercato perchè ho notato che è diventata una vera attrazione turistica, sono davvero tanti i turisti che noto aggirarsi per le bancarelle.

Al mercato  ci sono anche bancarelle che vendono attrezzi agricoli,  lunghe scale per potare gli alberi di ulivo e oggetti di artigianato locale,  ma è nelle fiere che questi prodotti trovano la massima espressione. Molte fiere sono anche fiere del bestiame. Le fiere più importanti sono la fiera del Crocifisso il 2 Maggio a Ceglie, la fiera di Sant’Oronzo il 26 Agosto a Ostuni, la  fiera di San Giuseppe il 19 Marzo a San Vito, la fiera del Santo Crocifisso il 3 Maggio presso la borgata agricola di Serranova.  

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