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Distretto turistico altosalentino

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Ruralità del territorio

Il territorio dell’Altosalento è esteso 55.201 ettari, la Superficie Agricola Utilizzata (SAU) da quanto risulta dal Censimento ISTAT dell’ Agricoltura del 2000, è pari a 33.597,39 ettari. Nel 1990 l’83,4% del territorio dell’Altosalento era interessato da superfici agricole, nel 2000 queste si sono fortemente ridimensionate, in particolare nei comuni di Ostuni e Carovigno, fino a rappresentare solo il 60% dell’intero territorio. Il numero d’aziende agricole resta comunque elevato, stando ai dati del  censimento ultimo ci sono nell’Altosalento 17.144 aziende agricole e zootecniche con 38.127 occupati. Il tasso di attività agricola della popolazione resta alto, si va dal 24,3% di Ostuni al 52% di San Michele.Gli altri comuni presentano queste percentuali: Carovigno 45,5%, Ceglie 42%, San Vito 28,3%.

Le aziende agricole sono, per lo più di piccolissima dimensione a conduzione familiare (coltivatori diretti). Sono certo una ricchezza per il distretto e valido supporto al turismo, se ulteriormente favorita la vendita diretta, quanto direttamente in azienda quanto in specifici mercatini dei ‘produttori locali’.

La creatività può spingersi oltre; e se nascessero supermercati rigorosamente di prodotti locali  e oltretutto prodotti agricoli naturalmente biologici?  Le ricadute positive sull’economia sarebbero eccezionali.

I punti vendita devono essere strutturati in maniera da comunicare con immediatezza i valori della ruralità differenziandosi marcatamente dalla logica del supermercato tradizionale.  Un sistema strutturato di offerta dei prodotti tipici locali in ambito aziendale esiste già, con attrezzati punti vendita; l’idea del supermercato tipico va oltre, è l’evoluzione, per rispondere in maniera diversa e nuova alle esigenze del mercato in genere e di quello turistico in particolare.

La gente dell’Altosalento deve essere essa stessa custode del gusto, custode della tradizione; il territorio, questo nostro paesaggio agrario diventa un elemento d’impresa e come tale va tutelato e valorizzato.

Molti angoli del territorio, purtroppo non tutti, sono ancora intatti, sono rimasti davvero identici a come li vivevano i nostri avi: trulli, masserie, lamie, chiese rupestri, muretti a secco, boschi di macchia mediterranea, querce secolari e distese di ulivi.

Bisogna difendere la ruralità del territorio anche con opportuni interventi di riqualificazione del paesaggio come la realizzazione di schermature verdi con specie autoctone alle zone industriali che spesso creano un impatto visivo alquanto negativo. 

 

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