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Distretto turistico altosalentino

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Le amministrazioni comunali dell'Altosalento

Da quanto descritto per ogni comune, appare evidente che un ruolo decisivo spetta agli enti regolatori pubblici, primi fra tutto l’ente comune. Le amministrazioni comunali, beninteso, devono coordinarsi fra loro nello spirito del distretto, e acquisire loro per primi una mentalità di marketing.

Le loro azioni mirate d’ intervento sul territorio sono basilari per il sistema turistico, mi spingo a dire che i comuni devono lavorare .... non per i cittadini ... ma per il territorio. I cittadini, devono essere sensibilizzati su quest’argomento, ma devono crederci per primi i politici: è preferibile migliorare il territorio e, indirettamente portare ricchezza alla popolazione, che tanti interventi spiccioli, spesso inutili, ma utili a scopi elettoralistici. I comuni devono essere lungimiranti e non miopi, anche nelle grandi realizzazioni che richiedono forti sussidi pubblici e intervento di altri enti come provincia e regione.

Un territorio come l’Altosalento con 35 chilometri di costa non può non avere un moderno porto turistico: il comune di Ostuni deve adoperarsi per la realizzazione dell’ampliamento del porto di Villanova in chiave spiccatamente turistica, darebbe nuovo slancio a quel tipo di turismo.

La rete stradale del comprensorio va adeguata al traffico turistico e commerciale. Finanziamenti per mega progetti di lunghe circonvallazioni sono inutili, sarebbe più vantaggioso un ammodernamento della direttrice Brindisi - San Vito - Ceglie  - Martina - Alberobello, eliminando attraversamenti  urbani, curve e dislivelli. E’ un’ opera viaria che costerebbe relativamente poco, interessa tre province (Brindisi, Taranto e Bari) e tre destinazioni turistiche (Altosalento, Valle D’Itria e Alberobello la capitale dei trulli). La logica del distretto porta a dire, che anche i rapporti con le destinazioni vicine devono essere intensi per un proficuo e reciproco vantaggio, oltre che per una completa soddisfazione del turista. Ma il turista (come ogni cittadino)  richiede  spostamenti veloci, oggi per spostarsi da San Vito ad Alberobello, 50 chilometri, occorre almeno un’ora e un quarto, domani sarebbe sufficiente poco più di mezzora.

E in questa ottica innovativa la politica urbana deve integrarsi con la politica turistica tenendo presente, sempre, la salvaguardia del  patrimonio culturale e ambientale, è un patrimonio delicato che rischia di essere degradato se non si cura il mantenimento.  

I centri storici medievali, in particolare, sono sistemi fragili, le amministrazioni comunali dovrebbero adottare provvedimenti forti, quali il divieto assoluto d’ingresso nei borghi antichi medievali ai veicoli a motore, e forti limitazioni al proliferare di attività commerciali. Nella  parte  più antica  devono trovare posto solo attività compatibili e in numero limitato, come piccole osterie e laboratori  artigiani locali che propongono cestini in giunco (panari), ricami, liquori artigianali (rosoli), erbe aromatiche, oggetti in ferro battuto e in legno, e altro ancora della nostra civiltà passata che i nostri nonni ben ricordano come vita quotidiana. Ristoranti tipici, bar caratteristici, locali commerciali a valenza turistica devono svilupparsi nella parte ottocentesca, s’intende sempre con attenzione e rispetto del luogo, il che significa anche qui limitazione del traffico veicolare.

I borghi antichi, rappresentano la nostra ricchezza, sono punti di forza del turismo altosalentino;  ai  comuni il compito di sollecitare e promuovere soluzioni di recupero mirate e diverse su singoli  manufatti o microtessuti urbani. I centri storici devono esercitare la funzione turistica al massimo delle proprie potenzialità e, nel contempo  riappropriarsi della loro funzione sociale. La strada e la piazza devono ritornare a essere quasi ambiti di pertinenza delle case e dei cittadini che vi abitano, come pure luoghi di incontro di socialità e di commercio, ieri gli affari si concludevano in piazza; si conserva  ancora a San Vito, su un lato di piazza Papa Giovanni Paolo II di fronte alla basilica, una piccola colonna di pietra scura su cui si stipulavano patti e contratti (una stretta di mano aveva più valore che un atto notarile).

Per consentire dunque una fruizione adeguata dei centri storici medievali-ottocenteschi e conservarli per le prossime generazioni, la vita moderna e le automobili devono restarne fuori. Questo presuppone la presenza di parcheggi e servizi funzionali per raggiungere facilmente il centro; molte volte i parcheggi sono vicini al centro ma non vengono utilizzati: a San Vito è stato realizzato un parcheggio attrezzato, ben publicizzato con segnaletica direzionale in tutta la città, a 150 metri dalla piazza centrale, è anche gratuito, ma....risulta quasi sempre semivuoto. In altri casi,  i parcheggi scarseggiano o sono distanti dal centro cittadino, in questo caso le amministrazioni devono ingegnarsi con realizzazioni innovative che potrebbero rappresentare esse stesse un’attrazione turistica. Il centro storico di Ceglie sorge a 303 metri di altitudine, in cima a  un colle che da un lato scende con  forte pendenza fino ai 250 metri della stazione ferroviaria con un dislivello di oltre 50 metri. Qui nella zona stazione dove peraltro s’incrociano arterie importanti come la circonvallazione e la strada per Ostuni, potrebbe sorgere un grande parcheggio  collegato al centro storico con i “cento scaloni”, scalinata  di origine messapica rimaneggiata in epoca medievale, e con una...scala mobile parallela. L’idea della scala mobile  non è partorita nella mia mente ma è già realtà in alcune città italiane caratterizzate da forti dislivelli: Perugia è fra queste città.  

Le amministrazioni devono far star bene i cittadini e i turisti, in fondo cittadini e turisti vogliono la stessa cosa: un territorio gradevole e curato. Disgusta e non attira una città sporca con strade dissestate, marciapiedi rotti o inesistenti, verdi pubblici incolti e senza arredo (panchine, fontane, parco giochi) e, monumenti abbandonati o chiusi. E poi scritte sui muri, cartacce e altro per strada; ma su questo i comuni devono solo vigilare e rimediare con una pulizia e manutenzione accurata, sicuramente un maggior senso civico sarebbe auspicabile.  

Turismo è vendita di una  ’esperienza’, non è solo vendita di un posto letto e di un pasto; il turista prima sceglie la destinazione poi sceglie l’albergo. Questa ‘esperienza’ per il turista deve essere costantemente monitorata e aggiornata: distretto turistico deve significare gruppi creativi orientati all’innovazione continua, nel rispetto della tradizione, per la soddisfazione completa del consumatore-turista 

Nel prossimo capitolo si affronta nel dettaglio questa tematica del prodotto turistico Altosalento-Riviera dei Trulli. 

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