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Altosalento riviera dei trulli un territorio da favola
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Confusioni culturali “italiane”… Articolo di Gianni Simeone per “Sardegna Magazine”, agosto 2011
Durante le vacanze, molti (quest’anno forse un po’ meno…) si spostano per andare a riposare in altri lidi. Viaggiare (ma anche leggere) vuol dir molto, significa anche imparare a conoscere altre realtà, culture, costumi. Si viaggia all’estero, ma anche nella nostra Italia, che troppo bene, a volte, crediamo di conoscere. Qualcuno, magari, se ne va in America, sulle belle spiagge della Florida, o forse in California, chi in Sardegna, altri nella nostra penisola, forse in Puglia nel Salento, o chissà… Bei posti, architetture differenti da quelle della Sardegna, usi diversi, o comuni se mediterranei. Eppure, quando arriviamo in un luogo lo si avvicina spesso con notevoli pregiudizi, metri di conoscenze pregresse, magari incomplete o non fondate, col “sentito dire”. Ecco che allora ci avviciniamo a chiedere alle persone che vivono nei posti che visitiamo, per capire di piú, per farci un’idea, per sapere “tutto”. Di solito, però, non ci si chiede se anche queste persone, gli “autoctoni”, sappiano davvero, e quanto e come, del luogo in cui abitano. Molto sovente, ciò che sanno è quello che i mass media, interessati organi d’informazione, anche loro condizionati, fanno passare, o riescono a fare, tanta è la confusione odierna, che il Web contribuisce ad alimentare: vi si trova tutto e il contrario di tutto, costruendo l’illusione di un sapere che non c’è, perché il sapere lo si costruisce “sulla propria pelle”, non sul “ho letto cosí una volta”, qui o là, “cosí mi han detto”, eccetera. È sulla propria pelle che si costruisce la Cultura, un’identità, eppure a volte ci si continua a bere tutto cosí come viene viene: l’ha detto la tv, il tg, Internet (Wikipedia, magari…), Tizio e cosí via, e si pensa sia quello il conoscere. Fin “troppo facile” caderci. Torniamo a noi! Che ne pensereste se per esempio, pian piano, surrettiziamente, iniziasse, come e quando non si sa, a girar voce un po’ ovunque (pubblicità, riviste, tg, tour operator, persone, libri, ecc.) che la Florida, la penisola della Florida, cominciasse da Tampa in giú (iniziate a controllare l’atlante…) e quella della California, invece, fosse considerata da Santa Rosalía in giú? Chi, comunemente, si farebbe tante domande? “È quella, punto…”, molti penserebbero. E pian piano eccoti creata una mistificazione montata ad hoc, magari inconsapevolmente, perché figlia dell’opinione pubblica («il mostro senza testa» la definiva Simone Weil¹) e del Sofisma Comunicativo². Alcuni potrebbero anche dire (e accade…): “Ma in fondo, che stiamo a cercare? Il pelo nell’uovo? Oggi è quel territorio che è identificato come Florida”, e via. Ed ecco la corruzione della cultura e delle menti! Il chiaro e cosciente pensare non esiste piú. Purtroppo, «non ci sono piú filosofi, perché corrotti dall’educazione»¹. Bene, che ne direste, allora, se un giorno si iniziasse a chiamare Penisola Italiana solo il territorio da Roma in giú? E per un’isola, la Sardegna, solo da Oristano in giú? Probabilmente molti non si occuperebbero della cosa, pensando che sia una “naturale evoluzione”. In realtà, vi è il misconoscimento di uno specifico Spazio Culturale, della Storia e della Geografia. Ma forse questo esempio è solo un’esagerazione… Ah, ma voi siete andati a visitare il Salento! Lecce, vero? Bella meta, ne parlano tutti: mare sole vento, e barocco campagna gente accogliente, ecc. E la pizzica! Avete acquistato qualche giornale locale, dei libri, sentito la tv, gli abitanti; alcune riviste regalano la cartina della Penisola Salentina per farla visitare tutta al meglio; eccola: essa riporta la provincia di Lecce, per intero. E poi gli abitanti vi hanno spiegato tante cose, vi siete fatti una cultura di questo lembo estremo d’Italia – Salento finibus terrae – che ancora non avevate visitato. Bello! E poi la pizzica pizzica, la taranta, il famoso ballo salentino, assurto ormai a simbolo culturale e ideologico di controculture varie, se ne trovano i dischi in tutta Italia e si danno concerti ovunque. Qualcuno avrebbe qualcosa da obiettare su ciò? Ma no, i mass media e il web informano… Ma torniamo alla definizione di “penisola” data all’inizio. Ben pochi si accorgono – forse nessuno – che la provincia di Lecce non è una penisola ma solo una porzione di una penisola (guardate la cartina), un solo pezzo di essa, cosí come ne sarebbe una sola porzione parlando della Florida o della California se iniziassimo a considerarle partendo da Tampa o Santa Rosalía, appunto. L’ipnosi collettiva ha fatto effetto: si prende una cosa per quel che non è, una porzione di territorio per l’intero, una penisola per ciò che penisola non è e si crede che il Salento sia solo la provincia di Lecce, mentre ne è solo una sua parte. E ci credono persino molti pugliesi! E non parliamo solo di geografia, ma anche di cultura e storia. Tutto il discorso si configura, anche, come un problema di comunicazione, e a riguardo bisogna dire che nella Scienza della Comunicazione si distingue fra osservazione e interpretazione, fra oggettivo e soggettivo. Quando si “comunica”, o si riporta quanto letto, detto, visto, molto spesso si condiscono i discorsi di affermazioni senza alcuna base reale e fondante, di interpretazioni personali, cioè, e cosí pareri e affermazioni, o i fatti diventano altro da quel che realmente sono. Anche Gerardo Magro*, dandoci degli esempi concreti, dove il nostro articolo è un’applicazione al caso specifico della comunicazione culturale e mediatica considerando il “caso Puglia”,ci spiega che «molte difficoltà comunicative derivano da tutta una serie di distorsioni e rimaneggiamenti del messaggio iniziale tali da modificare completamente parole e significati giungendo al destinatario talmente trasformati, ingigantiti, ribaltati, da creare non poche situazioni di malintesi e conflitti aperti». Questo accade nella comunicazione in generale, non solo quella interpersonale, causato dal «potere inconsapevole che ciascuno di noi detiene nel farcire di elementi puramente soggettivi qualsiasi comunicazione inerente notizie di cronaca, racconti di avvenimenti o, addirittura, eventi osservati de visu i quali dovrebbero possedere oggettività intrinseca e immodificabile». Insomma, si tratta del portare a consapevolezza qualcosa che «è da ricondurre a quel meccanismo automatico attraverso il quale tendiamo a non differenziare adeguatamente le osservazioni dalle interpretazioni e, una volta osservato [o letto] o ascoltato qualcosa, comunichiamo, senza rendercene conto, le nostre soggettive interpretazioni piuttosto che le oggettive osservazioni», meccanismo che è favorito pure dall’eccessiva velocità con cui si trasmettono oggi le notizie, dal non vagliarle e dal passare immediatamente dall’osservazione all’interpretazione. Allora, «l’allenamento nel mantenere separate le osservazioni dalle interpretazioni può favorire una piú efficace comunicazione evitando commistioni e dolorose imprecisioni. Forse l’acquisizione di uno stile comunicativo da piccoli scienziati, intendendo per esso l’assunzione di una mentalità piú rigorosa nella differenziazione delle osservazioni sulle quali successivamente poter svolgere delle interpretazioni, cosí come procede ogni ricercatore, migliorerebbe di molto i processi comunicativi in qualsiasi contesto essi avvengano». Ma ormai, «da tempo il termine Salento viene veicolato a livello massmediatico, costruito, con interessi turistici o culturali molto variegati, e spesso con modalità artificiose, figlie della globalizzazione (iniziata non certo nel nostro XXI secolo). Persino a molti pugliesi il termine è diventato poco chiaro, ma il piú delle volte si risponde: “Lecce”! Ma come – ci viene da dire – “da che mondo e mondo” il Salento è sempre stato da tutti identificato e conosciuto come Penisola Salentina! Il “Tacco d’Italia”, no? Non mezzo tacco! E se è la “Terra fra due mari”, perché ne verrebbe considerata una sola parte di essa…? Eppure, molti ormai sono rimasti abbagliati dal tam tam pubblicitario della Provincia di Lecce, che promuove (bene) il suo territorio come il solo Salento, anche sulle proprie cartine. Ma quante mistificazioni! E le province di Taranto e Brindisi che fine hanno fatto? Effettivamente sembra che finora a loro poco importi che gli venga rubato il nome, a tutto discapito della memoria storica. E allora ci pensa Lecce… E per abitudine… Eppure non tutti la pensano cosí; meno male…»³. Peraltro, alcuni individuano la penisola tagliando da Taranto a Brindisi o ancora da Grottaglie a Brindisi, da Taranto a Ostuni e cosí via errando ancora. Ma qual è il Salento, allora? La Storia culturale e la Geografia da sempre indicano: il territorio degli antichi Messapi (una delle popolazioni antiche della Puglia), dai Greci e Romani in poi la Penisola Salentina (anticamente denominata anche Calabria o Iapigia), collegata al resto della Puglia e dell’Italia dal “collo” che taglia dal Golfo di Taranto a Egnazia (Fasano) in giú. Comprende anche le province di Brindisi e Taranto (tranne una porzione a nord-ovest), dunque, eppure brindisini e tarantini campanilisticamente dicono oggi, fra le varie “presuntuosette” definizioni, “Noi Salento? Che mai c’entriamo con Lecce?”, dimenticandosi delle origini e radici comuni e dei centri come San Michele Salentino o San Pancrazio Salentino in provincia di Brindisi… che ci indicano l’appartenenza**. Cosí come la pizzica pizzica, la gastronomia, ecc. con ovvie peculiarità subareali. Lo Spazio Culturale ci indica una zona storico-geograficamente determinata, con subaree peculiari al suo interno, e prendere oggi per Salento attuale solo la provincia di Lecce (e dintorni) sarebbe un falso socioculturale (e geografico): «Ecco dunque la storia di Puglia quale vien fuori da tanti fra i libri che vanno per le mani degli studenti: una povera storia mingherlina e contraffatta»***, diceva il grande meridionalista Michele Viterbo. Ci si dimentica dei massimi storici della Puglia, e d’Italia, di Tommaso Fiore, Gerard Rohlfs che ha individuato i dialetti salentini e le loro subaree (non”dialetto”, altrimenti per “vicinanza” anche calabresi e siciliani dovrebbero essere considerati salentini), di Ludovico Pepe, Strabone, De Ferraris, Andriani, ecc. Sembra che solo Lecce sia considerata la terra dei Messapi, mentre, storicamente, la Messapia, antica Calabria, aveva proprio Egnazia, nei pressi di Fasano, come suo ultimo confine a nord, stanziandosi da Leuca a tutta la Valle d’Itria e oltre, la Penisola Salentina appunto**** (comprende anche una piccola porzione dell’attuale provincia di Bari). Il non approfondire e il non conoscere fanno sí che la presunzione e gl’interessi, soprattutto economici, la facciano da padrone: «nelle menti si è ormai insinuata in modo forte l’idea che “Lecce uguale Salento”, causa marketing turistico e di campanile, e allora è chiaro che si sentano certe affermazioni: il fatto è che non si vuole essere definiti leccesi; ma è una questione campanilistica, appunto. Infatti, quando si dice “che c’entriamo noi con Lecce” è proprio lí l’errore, perché Lecce non è il Salento ma solo una parte di esso»³. Tutto questo porta a dimenticare il Genius Loci, il genio del popolo e la cultura genuina del posto, che comprende e riconosce le differenti modalità di rappresentazione della stessa cultura all’interno del proprio Spazio Culturale (e che va oltre qualsiasi mutabile considerazione politica: non è infatti necessariamente un confine politico che stabilisce una subregione). La mediazione spetta allora a chi ha la responsabilità della comunicazione. Il Salento è una subregione storica dell’Italia di grande importanza, perciò appartiene a tutti gl’Italiani, cosí come ai Sardi agli Europei e oltre. Una storia che va conosciuta e oggi non la si vuol riconoscere piú, perché il merchandising economico-turistico della provincia di Lecce ha creato una falsa credenza. Nel Salento, da sempre, ci sono varie subaree culturali dovute alle varie colonizzazioni, migrazioni e influenze, Lecce ne è solo una, non l’intero, e da sola può definirsi Bassosalento e Altosalento è il resto (d’altronde è dalla parte nord del Salento - Torre Canne, Valle d’Itria, Torre Guaceto - che iniziarono a stabilirsi e a diffondersi i Messapi). Ora, invece, col nome balzano e commerciale di “Grande Salento” Lecce – in particolare - vorrebbe riappropriarsi di tutto il territorio rimanendo a capo, causando altri campanilismi divisionari. Il discorso è lungo e complesso e non esauribile in questa sede, perciò vi invitiamo alla lettura sia di testi sociologici, storici e culturali (fra cui un nostro lavoro³) per approfondire una tematica che non riguarda solo la Puglia, ma tutti, come esempio paradigmatico di quel che accade nella società odierna. E, per esempio, che ne direbbero i Sardi se un giorno per Campidano, quello “vero”, si considerasse solo quello ricadente nella provincia di Cagliari? Andando oltre: e se il Peloponneso fosse considerato solo quello corrispondente a una sola delle sue sette aree, la provincia della Messenia, per dire? «E la Maremma? Molti hanno l’idea e l’associano solo alla Toscana (forse anche il nostro lettore?), mentre comprende anche parte del Lazio; i suoi confini: dai monti di Rosignano Marittimo a Civitavecchia, ca. 5000 km², formata da una serie di pianure separate fra loro da sproni montuosi protesi verso il mare. E non vi è qualcuno che surrealisticamente dica che la Maremma “vera” dev’essere quella pianeggiante, o, viceversa, quella montuosa; o quella laziale (o magari c’è?). Ma in Salento succede; questo e altro…»³. Insomma, l’invito è quello di non fermarsi alle apparenze ma di approfondire sempre tutto, soprattutto oggi, perché si crede, erroneamente, che ci sia piú informazione, mentre c’è spesso solo piú confusione… ¹ Weil S., Lezioni di filosofia, Adelphi, Milano 1999 ² Simeone G., Cosa comunichiamo?, Fermenti Ed., Roma 2010 ³ Simeone G., Quale Salento, quale Puglia? Alle radici dell’identità, Palomar ed., Bari 2010 * Magro G., La comunicazione efficace, Franco Angeli ed., Milano 2007 ** Eppure, per esempio, qualcuno pensa che San Michele Salentino non è Salento o che lo era una volta e ora non piú. Chi lo avrebbe deciso? E perché? E per quanti anni lo sarebbe stato visto che si è costituito nel 1928? A Fasano, in varie interviste, si riconoscono salentini, altri no, e cosí a Cisternino od Ostuni, Erchie e cosí via, per il timore campanilistico di confondersi coi Leccesi, o per non conoscenza alimentata anche dai mass media e dall’industria turistica interessata, alimentando il caos e dando spazio a misconoscimenti vari. *** Viterbo M. (Peucezio), Gente del sud, Laterza, Bari, 1959 **** Fra i tanti, ricordiamo che anche l’Andriani e il Pepe, piuttosto che il De Ferraris o il De Juliis, indicano chiaramente, che, nonostante la geografia politica sia stata in ogni tempo soggetta a mutazioni, pure l’istmo salentino (Golfo di Taranto-Egnazia/Fasano) è sempre stato il tratto che distingueva e distingue la Peucezia (il Barese) dalla Iapigia (il Salento). Inoltre, bisogna specificare che nei secoli i toponimi “Salento” e “Terra d’Otranto” sono stati usati in modo indifferenziato o come sinonimi e anche questo ha creato ulteriori confusioni. Per chi desidera approfondire la Puglia col suo “Salento intero” consigliamo: Autori Vari, Il Salento, De Agostini, Novara 2006 Andriani V., Carbina e Brindisi, Tip. La Moderna, Br, 1981 Antonucci G. M., Salento preistorico, Capone Editore, Lecce, 2005 Carducci L., Storia del Salento, 2 voll., Congedo, Lecce 2006/7 Cavalera N., I Palazzi di Brindisi, Schena, Fasano 1989 Cavalera N., L’Alto Salento, su “Il Rosone”, Anno X, nn. 3-4, 1987 Chionna/Palmisano San Michele Salentino (fra storia e tradizioni), Schena/Il Punto, Brindisi 2006 De Juliis E., Gli Japigi (Storia e civiltà della Puglia preromana), Longanesi, Milano 1988 D’Andria F., I nostri antenati (Viaggio nel tempo dei MessapI), Schena, Fasano 2000 De Ferraris A. (Galateo), La Iapigia (Liber de situ Iapygiae), Congedo Ed., Lecce, 2005 Fiore T., Un popolo di formiche, Laterza, Bari 1951 Giannini F., Voci/Canti tradizionali dell’alto Salento, con cd, Edizioni Kurumuny, Calimera-Le 2005 Iurleo S., Ostuni-città messapica, Schena editore, Fasano 1993 Magno G. e P., Storia di Ceglie Messapica, Schena Ed., Fasano 1982 Merisio P., Puglia, Zanichelli, Bologna, 1977 Pensato A., Aspetti e momenti della civiltà pugliese, Schena, Fasano 1985 Pepe L., Notizie storiche ed archeologiche dell’antica Gnathia (1882), Schena, Fasano 1980 Punzi Q., La Valle d’Itria (L’habitat e l’uomo nelle vicende storiche), in “Locorotondo” n. 7 (rivista), dicembre 1991. Rohlfs G., Vocabolario dei dialetti salentini, 3 voll., Congedo Editore, Lecce 1976 Rohlfs G., Dizionario dei cognomi salentini, 2 voll., Congedo Editore, Lecce 1982 Rohlfs G., Dizionario storico dei soprannomi salentini, Congedo Editore, Lecce 1982 Semeraro R., Cisternino (Storia, arte, ecc.), Schena, Fasano 2005
Alcuni siti internet maggiormente precisi riguardo il Salento: www.altosalentorivieradeitrulli.it © Gianni Simeone (Docente di Comunicazione. Sociologo e Dr. in Filosofia.) agosto 2011
GIANNI SIMEONE
Docente di Comunicazione. Sociologo e Dr. in Filosofia.
Oriundo e studioso di Puglia.
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